Oramai anche in pista vincono solo gli spioni
Vi dico la mia sul delitto di Garlasco che ha infiammato la nostra estate. Non credete a quello che scrivono i giornali o a quello che dichiarano gli inquirenti. Ammesso e non concesso che sia stato il fidanzato, non c’hanno una prova, un filo, una macchia, un testimone, un’intercettazione, un bertoncelli o un prete. Chiunque sia stato non lo beccano più, come quello di via Poma e tanti altri di cui si è persa la memoria. Ormai, per vedere qualche omicida in gattabuia, qualche criminale in manette, bisogna ricorrere a Distretto di Polizia, ma anche queste fiction battono la fiacca, sono troppo “fiction”, troppo avulse dal reale. Siamo diventati un paese al buco della serratura. Se non c’è qualcuno in ascolto mentre faccio il cascamorto con la mia vicina, la sfango; se non c’è un registratore, una cinepresa, una macchina fotografica, un telefonino pronto ad acchiappare, a registrare, a immortalare un sospiro non si va da nessuna parte.
Ora, ho scoperto leggendo i giornali che pure nella noiosissima vicenda della Ferrari e dell’ingegnere fedifrago che faceva lo spionaggio la botola decisiva è stata scoperchiata da un pentito, e cioè dal pilota della McLaren Fernando Alonso, ultimo “spione” di una lunga serie. Anche nello sport siamo arrivati a costoro. I quali, poi, quando si fanno avanti, hanno sempre qualche secondo fine. Compagni, beato un popolo che può fare a meno dei pentiti.
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