Ordinaria disamministrazione
Il più grave problema ambientale che l’Italia si trova ad affrontare è il dissesto idrogeologico, che ogni anno provoca circa 3,5 miliardi di euro di danni materiali e, sopratutto, la perdita irreparabile di decine di vite umane. Di fronte alla gravità di questo fenomeno, come altri avevano fatto in passato, anche l’onorevole Silvio Berlusconi nella campagna elettorale del 2001 disse che il suo governo avrebbe risolto il problema varando un programma decennale per la messa in sicurezza del territorio, questa volta di almeno 4 miliardi di euro l’anno. Le stime più attendibili situano intorno a 40 miliardi di euro la somma necessaria per risanare il territorio di tutto il paese, quindi l’impegno programmatico era ragionevole. Come tante altre volte in passato, però, di quei 4 miliardi l’anno promessi si è visto meno del 10 per cento, come per ogni legislatura passata. Ma, al di là degli impegni non mantenuti, come vengono spesi i pochi fondi disponibili per risanare il nostro territorio? Dal 1999 al 2005 sono stati stanziati per essere trasferiti ai Comuni, che sono i soggetti attuatori degli interventi secondo la vigente normativa, oltre 1,5 miliardi di euro, dei quali circa 850 milioni, cioè circa l’80 per cento, è stato effettivamente trasferito, dando l’avvio a una serie di interventi: meno del 25 per cento di questi, a sette anni di distanza dalle prime erogazioni, è stato completato.
Il dato è di estrema gravità, specialmente quando si consideri che le somme trasferite hanno spesso preso strade diverse e forse illegittime, contribuendo a coprire le più diverse spese delle amministrazioni locali. E più grave ancora è che la procedura per effettuare i controlli sull’efficacia, la tempestività e la correttezza della spesa, formalizzata in un accordo tra il ministero e l’Anci (associazione nazionale comuni d’Italia), sia di fatto bloccata e resa inefficace da una serie di cavilli degli uffici. Questo quadretto di disamministrazione italiana è un esempio piccolo, ma sintomatico, di sprechi annidati nelle pieghe del bilancio dello Stato. Si stanzia poco rispetto a quanto servirebbe; poi si cerca di non spendere quello che è stato stanziato; infine si consente che una buona parte di quel poco venga sprecata in modo improduttivo. Gli italiani hanno il diritto di attendersi ben altro dall’amministrazione pubblica.
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