Originalità a percentuale zero
Il peso della creatività italiana nella produzione di nuove idee per la tv? Praticamente zero. Per fare un paragone, la Gran Bretagna esporta il 32,1 per cento di format originali all’estero, e autoproduce il 37 per cento della programmazione delle sue tv. I programmi originali italiani soddisfano invece solo il 3 per cento della domanda interna e arrivano negli altri paesi solo nell’1,5 per cento dei casi. Eppure la produzione televisiva in Italia non è apatica, ha più di 500 imprese, che fatturano in totale 1.065 milioni di euro di cui 700 per programmi televisivi, il 33,5 per cento nell’ambito della fiction ed il 25,7 dell’intrattenimento. Risultato: la stragrande parte della programmazione nei palinsesti italiani è made in Usa, made in Uk e made in Olanda. Le reti corrono meno rischi ad investire in un prodotto che ha alle spalle una storia di successi all’estero, piuttosto che nell’idea di qualche pool di autori. «Il mercato – scrivono gli analisti della Fondazione Rosselli – soffre di evidenti squilibri: finanziamento quasi totale del prodotto da parte dei broadcaster, scarso peso dei produttori e impossibilità di attrarre capitali e investire in prodotti innovativi».
In compenso ci sono format italiani che resistono per stagioni e sanno farsi spazio anche fuori dall’Italia (ne ha fatto una mappa completa il mensile Tivù). C’è posta per te, prodotto dalla società di Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, è stato comprato da Francia, Spagna, Argentina e Grecia. Per quanto riguarda il vecchio quiz (il cosiddetto game-show) l’appiattimento è quasi totale. Qui, dove sono nati Rischiatutto, Lascia o raddoppia! e Telemike, è difficile trovare format originali. Da La ruota della fortuna in poi si è preferito puntare su programmi stranieri esistenti, come Passaparola (Einstein Multimedia) o Affari tuoi (Endemol). Con un pizzico di invenzione che, va riconosciuto, permette all’adattamento italiano di diventare quello più riuscito tra tutti.
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