Ortodossi
«La nostra coscienza religiosa non ci consente di accettare il nuovo corso da lei prescelto. Si fermi, per amor di Dio, si fermi!». «La vostra è la posizione di veri e propri confessori della fede. Avete già l’aureola…». Il drammatico colloquio ha luogo a Mosca, dicembre 1927. Da una parte il locum tenens patriarcale Sergij, dall’altra una delegazione di religiosi che lo implora, invano, di rivedere le sue posizioni. Nell’episodio è sintetizzato tutto il dilemma della Chiesa ortodossa sotto il comunismo, giocato fra una gerarchia che spera di salvare qualcosa asservendosi al potere e la santità e l’eroismo di tanti (vescovi, monaci, semplici fedeli) che si affidano a Cristo. Michail Karovskij è storico di professione e racconta le vicende della Chiesa russa dalla fine degli anni ’30 alla metà degli anni ’70 del Novecento. Due fattori soprattutto colpiscono: da un lato l’uso spregiudicato che il potere fa della Chiesa, secondo gli interessi del momento, dall’altro «l’irrefrenabile religiosità del popolo».
Michail Karovskij, La croce e il potere. 280 pp. La casa di Matriona, euro 14
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