Pacifisti e no global, Wwf e Greenpeace: chi li ha mai visti in Cina?

Lenovo. Segnatevi questo marchio di colosso informatico cinese. Ne sentirete parlare presto, molto presto. Dopo aver acquisito la divisione Pc della Ibm, la multinazionale con sede a Shanghai promette infatti di invadere i mercati occidentali e di replicare alle Olimpiadi di Pechino del 2008 l’operazione vetrina fatta da Samsung ai mondiali di calcio del 2002. Naturalmente il turbocapitalismo a guida comunista ha le sue ingiustizie e contraddizioni. Che se ne infischiano di ogni accordo di Kyoto e sono mille volte più devastanti gli equilibri sociali e ambientali del pianeta di quelle contestate agli Stati Uniti e ai governi occidentali dai movimenti della sinistra No Global e dagli ambientalisti stile Greenpeace. Che in Cina non sono mai sbarcati (chissà perché). Anche se in Cina, scusate l’eufemismo, non c’è gran rispetto per i diritti umani e per quelli dei lavoratori. Anche se in Cina non ci sono città, fiumi e campagne, che non siano devastati dall’inquinamento. Anche se in Cina accadono con inquietante regolarità catastrofi come quella di settimana scorsa ad Harbin. Dove l’esplosione di una fabbrica chimica ha avvelenato il fiume Songhua e lasciato senz’acqua una metropoli di quattro milioni di abitanti.

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