Padoa-Scippa

Di Antonini Luca
16 Novembre 2006
Con il 5 per mille i contribuenti avevano scelto di finanziare il privato saltando lo Stato. 'Dimenticandosene', il governo se l'è intascato

Il quadro macroeconomico in cui si colloca la prima Finanziaria della nuova legislatura è complesso: a fronte di segnali di ripresa se ne evidenziano altri preoccupanti come il rallentamento dell’economia americana e il calo degli indici di fiducia in Germania. L’Italia non può quindi tergiversare sul rilancio della competitività e della domanda interna. La Finanziaria per il 2007 sembra trascurare questo aspetto e incentrarsi invece sul rispetto degli impegni europei. Quest’ultimo sarebbe comunque un obiettivo meritorio, se non fosse che l’entità della manovra denota anche ben altre preoccupazioni. Lo hanno rilevato in molti, ad esempio un economista vicino al governo come Tito Boeri ha evidenziato che bastavano 14,8 miliardi di euro di aggiustamento per riportare il deficit tendenziale nel 2007 dal 4 al 2,8 per cento. La manovra invece è molto più consistente: 34 miliardi di cui ben 18,6 servono a finanziare una nuova spesa pubblica discrezionale.
All’attuale Finanziaria, che ha una portata paragonabile per entità a quella del 1992 (conseguente alla gravissima crisi della lira) o a quella del 1997 (che permise l’avvio del processo di risanamento dei conti pubblici che preludeva alla moneta unica), manca quindi un grande obiettivo a fronte della misura del sacrificio che impone. Più della metà della manovra è infatti destinata a finanziare una nuova generazione di strumenti dirigistici d’intervento pubblico. Ne è l’emblema, nell’ossimoro (davvero evidente) della sua denominazione, l’istituzione dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, che in realtà prelude a un disegno dove si intendono restaurare i vecchi provveditorati nella forma degli uffici scolastici provinciali e ridurre le competenze delle direzioni regionali.

La legge anti-sussidiarietà
Si tratta quindi di una Finanziaria che può essere definita ostile alla sussidiarietà, sia orizzontale che verticale. La Finanziaria introduce infatti ben 30 nuovi fondi ministeriali, tra cui il ‘fondo per l’inserimento sociale degli immigrati’, il ‘fondo per la promozione e lo sviluppo delle fiere agroenergetiche’ eccetera. Molti di questi ricadono in materie di competenza regionale, nonostante la Corte costituzionale abbia a chiare lettere indicato il divieto che «in una materia di competenza legislativa regionale, in linea generale, si prevedano interventi finanziari statali seppur destinati a soggetti privati» (sent. 320/04).
Suscitano inoltre perplessità anche i nuovi strumenti assegnati alla finanza locale, tra cui l’imposta di soggiorno e quella di scopo: innestati su un vestito vecchio e nel contesto di questo ritorno di fiamma della finanza da trasferimento, da un lato non contribuiscono alla maggiore trasparenza ed efficacia propria del federalismo fiscale e dall’altro, essendo regressivi, non appaiono nemmeno coerenti con l’intenzione di perseguire una maggiore giustizia distributiva.

La filosofia dei fondi perduti
Significativa, riguardo alla sussidiarietà, è poi l’ancora incerta sorte del 5 per mille: questa è stata una misura emblematica di una nuova filosofia di welfare, sviluppata sulla libera scelta del cittadino che, reso ‘padrone’ di una parte dell’imposta può distribuirla direttamente per finalità sociali saltando il calderone delle clientele politiche. L’utente del servizio ha avuto voce in capitolo e, dal basso, ha potuto premiare i servizi efficienti e tagliare quelli inefficienti, rovesciando l’impostazione dirigistica dei ‘fondi’, nella quale si è sempre alimentata la rendita di fornitori, burocrati, sindacati. Non è un caso che le prime stime evidenzino un’adesione di oltre il 60 per cento dei contribuenti, surclassando le stime di un’adesione pari a quella dell’8 per mille (41 per cento). Aderire al 5 per mille è significato ‘votare’ un certo ente, indicandone in dichiarazione il codice fiscale: una misura quindi di democrazia e trasparenza fiscale, che ha ridato lo spending power in mano al cittadino. Il successo del 5 per mille, pur al suo primo anno di vita, è un segnale importante: dimostra che gli italiani sono disposti ad accettare sacrifici, purché possano sapere e decidere a chi vanno i loro soldi. Diffidano, invece, dei sacrifici richiesti in nome dei ‘fondi’, dove è il ‘Ministero’ che decide chi finanziare, spesso in modo egualitaristico (a pioggia) oppure solo rispondendo alle proprie clientele politiche. Fondi ‘perduti’ dai quali i capaci e meritevoli spesso restano fuori.
* vicepresidente Fondazione per la Sussidiarietà

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