Padre Roberto, immagine e somiglianza d’Italia
è rispuntato anche Marco Follini con la sua bella cadrega nuova nel Partito democratico. Ho sentito poco fa alla radio che Gustavo Selva, quello dell’ambulanza usata per arrivare prima ad un programma televisivo, adesso batte bandiera di Forza Italia (si scioglie o non si scioglie, voi che frequentate?). In questo paese c’è gente che cade sempre seduta, a cui non si nega mai una seggiola per un atterraggio morbido. L’unico posto dove corri il rischio, da un attimo all’altro, di trovarti con i glutei per terra è il calcio.
Sono saltate altre due panchine in serie A. Il mestiere dell’allenatore è difficile, ma anche entusiasmante (soldi a parte). Guardate Roberto Donadoni, il ct della nazionale. In avvicinamento a Scozia-Italia era come Padre Pio nel libro di Luzzatto: un mezzo imbonitore che si procurava le stigmate con l’acido, un mito che rischiava di finire giù dal piedistallo con uno storico ruzzolone. Dopo Scozia-Italia (1-2) è diventato come Padre Pio nel libro di Socci: un santo vero, da tre edizioni in una settimana. Il calcio italiano è a immagine e somiglianza del popolo che ci sta dietro. Non esistono mezze misure, sfumature. Si scende e si sale dal carro del vincitore. Lassù s’è issato Adriano Celentano a sostenere che Prodi non fa promesse astruse. Sarà, ma un allenatore che si accontenta di pareggiare o di perdere col minimo scarto non ci porta da nessuna parte.
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