Paga mamma Europa

Di Bracalini Paolo
02 Marzo 2006

Ecco, in Italia la fantasia non manca e si mette bene all’opera per spremere finché ce n’è il pozzo senza fondo dei finanziamenti Ue. Tutto nel rispetto delle regole, che sono tante, e delle procedure da seguire alla lettera, mandare a Bruxelles e aspettare. Finché, appunto, non entra in gioco la fantasia. Così si può chiedere, e ottenere, dall’Ue, dopo la firma in calce di qualche oscuro funzionario in Lussemburgo o in Belgio, una bella manciata di quattrini per farne quel che si vuole. Nel 2005 l’Ue si è fatta raggirare dall’Italia per 341 milioni di euro. Come quei turisti un po’ tonti a cui si vende la fontana di Trevi. Ebbene, con quei soldi c’è chi si è comprato un panfilo, chi li ha investiti in titoli di Stato (un imprenditore di Brescia), chi li ha versati direttamene nel suo conto corrente, chi ha posato la prima pietra di una fabbrica e poi chi si è visto si è visto. Solo in Calabria ne sparisce un terzo del totale. Vuoi mettere un calabrese con un burocrate europeo, gli fa il gioco delle tre carte e se lo beve. Il colpo più bello è infatti quello di sei professionisti cosentini: dovevano costruire pannelli solari fotovoltaici. Ma i finanzieri al posto dei pannelli hanno trovato 55 auto, yacht e sidecar, una Ferrari Testarossa e pure una di Formula Uno. Tanto paga mamma Ue.

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