Pagine libere
Tra polemiche sulla nuova Costituzione ed elezioni, il dibattito sulle radici cristiane dell’Europa è stato vivace. E allora perché non approfittare della pausa estiva per prendere in mano un libro che – seguendo alcune suggestioni del grande T. S. Eliot – aiuti a esplorarne qualche tratto?
Il tempo fu creato attraverso quel momento…
“Radici cristiane”: rischiano di ridursi a una semplice opzione culturale, come negli scritti di Benedetto Croce o della Fallaci, se non si capisce all’origine cos’è il cristianesimo. Niente di meglio allora per riscoprire il significato reale dell’esperienza cristiana del nuovo volume delle “Quasi Tischreden”, Una presenza che cambia (414 pp. Bur-I libri dello spirito cristiano, euro 9.50), che raccoglie conversazioni di don Luigi Giussani sul grande tema della Chiesa. Provocato dalle domande dei suoi interlocutori, il fondatore di Cl spazia dagli aspetti teologici a quelli dogmatici, da quelli legati all’esperienza del singolo a quelli storici, sempre mostrando come tutti si riconducono al cuore della questione: la Chiesa è il luogo in cui la novità di Cristo investe il tempo e dà forma alla storia, attraverso il cambiamento del cuore e dello sguardo di coloro che raggiunge.
…perché senza significato non c’è tempo.
Il tema è sviluppato nei suoi aspetti più propriamente storici nell’ultimo numero di Linea Tempo (96 pp. Cusl, euro 10), interamente dedicato alle origini dell’Europa. Fondamentali l’articolo di apertura di Jean Favier, che ripercorre la genesi culturale e religiosa dell’Occidente, e quello di Andrea Simoncini, costituzionalista, che mostra come l’idea cristiana di persona sia all’origine stessa della concezione del diritto da cui le Costituzioni nascono: senza cristianesimo, in sintesi, non ci sarebbe nemmeno Costituzione. Il resto del fascicolo indaga la presenza della tradizione cristiana in svariati ambiti della letteratura, dell’arte, del cinema.
Bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre…
Un celebre esempio di don Giussani sulla mentalità medievale racconta di quattro sgherri che prima di rapire una monaca si affidano a un’Ave Maria. Non è solo un paradosso immaginario. Ecco un esercito che parte in nome della fede e finisce per attaccare l’impero cristiano d’Oriente. Si tratta della quarta crociata, ripercorsa da Marco Meschini in 1204, L’incompiuta (256 pp. Ancora, euro 18.50). Da sempre oggetto di scandalo e argomento principe della propaganda anticristiana, la spedizione si rivela nella ricostruzione del giovane storico più complessa del previsto: a condurre i crociati a Costantinopoli sono da un lato una serie di circostanze occasionali, dall’altro la –ormai moderna – sete di guadagno e di potere dei veneziani, che riescono a imporsi sui comandanti fedeli all’ispirazione originaria.
…eppure sempre in lotta…
Di episodi come la quarta crociata i libri di scuola parlano sempre. Del fatto che il Medioevo sia stato la culla di tutte le libertà si dimenticano spesso. Ce lo ricorda Guglielmo Piombini, autore di Prima dello Stato. Il Medioevo delle libertà (164 pp. Leonardo Facco, euro 13): «“Anarchia medievale” significò assenza di Stato e di potere pubblico centralizzato, ma non di ordine giuridico, di società organizzata, di comunità: da questo punto di vista non vi fu niente di meno anarchico della società feudale». Solo che la legge non era imposta dall’alto, da uno Stato onnipotente, ma nasceva dal basso, da villaggi, città, corporazioni. Come la Lex mercatoria, l’insieme autogestito di norme cui i mercanti di tutt’Europa si sottomettevano volontariamente, perché mirava a favorire la vita e gli scambi e non a imbrigliarli. È questa libertà autoregolamentata che in pochi secoli ha fatto di un continente devastato l’avanguardia del progresso.
…eppure mai seguendo un’altra via.
Il Medioevo non è solo una determinazione di tempo. È una mentalità: la concezione di un cosmos dotato di senso, in cui ciascuno ha un compito. Uno degli uomini che più l’ha tenuta desta nell’età contemporanea è certamente J. R. R. Tolkien. Uno sguardo fino al mare (172 pp. Il cerchio, euro 15) si rivela uno degli studi più significativi sullo scrittore di Oxford. Cardine della sua opera – scrive il curatore Pietro Baroni – è il ritrovamento, alle spalle del soggettivismo cartesiano, della certezza antica di un rapporto solido con la realtà. Tra i contributi più interessanti del volume la recensione di Clive S. Lewis all’uscita del libro dell’amico e un saggio di Davide Lodoni su Tolkien e Dante. Nota di rilievo: il libro è opera di un manipolo di studenti e giovani laureati dell’università di Firenze. Un’impresa che lascia ben sperare per il futuro.
Ma sembra che qualcosa sia accaduto…
Amleto e Don Chisciotte (72 pp. Il Melangolo, euro 7) sono per Ivan Turgenev le figure paradigmatiche in cui si consuma il passaggio alla modernità. Il Cavaliere della Mancia «rappresenta la fede in qualcosa di eterno, di incrollabile, la fede nella verità che si trova fuori della singola persona, che richiede certo dedizione e sacrificio, ma appunto grazie alla dedizione costante e alla forza del sacrificio si può raggiungere». Il principe di Elsinore al contrario incarna «l’analisi prima di tutto, e l’egoismo, e dunque la mancanza di fede. Vive interamente per se stesso, è un egoista; ma neppure un egoista è in grado di credere in se stesso. Ma questo io, al quale non crede, ad Amleto è caro». Ritratto fulminante della dissoluzione che verrà.
…che gli uomini negassero gli dèi e adorassero gli dèi…
La difesa dalla dissoluzione si è chiamata, per due secoli, ideologia. Il tentativo di sostituire l’ideale con un progetto. Ma è un’illusione di breve respiro. La protagonista di Tornavamo dal mare (182 pp. Garzanti, euro 13.50), l’ultimo romanzo di Luca Doninelli, è transitata per gli ambienti della lotta armata. È rimasta fedele alle utopie di un tempo, ma ora i conti non tornano. La figlia, vent’anni, è un’estranea. Il fratello, antico compagno di lotte, si pone interrogativi religiosi che lei non capisce. Dal passato riemerge un antico rapporto che smuove questioni bloccate da tempo. Dopo l’abrasiva prova di forza de La mano, Doninelli torna a un linguaggio e a una prospettiva più concilianti: sulle ceneri dell’ideologia l’ultima parola può tornare a essere il perdono.
…e le figlie cavalcano sellini casuali.
Certo meno brillante di Doninelli nella scrittura, lo spaccato di realtà odierna che esce dalle pagine di Marilù Manzini è anche più inquietante. Io non chiedo permesso (222 pp. Salani, euro 12) racconta un mondo di discoteche, di party, di sesso, di vuoto che né lusso né droghe riescono a colmare. A Giulia, la protagonista, rimane solo una ferita: «Non c’è fine alle apparenze che ci fanno indossare, così ci assuefacciamo, e fingiamo di sentircele bene addosso. Accontentarsi. Ecco che cos’è. La felicità è qualcos’altro, non so con esattezza cosa. Io vorrei essere felice. Io sono alla ricerca di qualcosa da sempre, non sono mai stata pienamente felice, perché c’era sempre qualcosa che mi sfuggiva. Non c’è amore nella mia vita. Per una che ha già tutto pretendere amore è troppo, forse».
Quell che l’era diventa adess…
Eccezione. Non è evidentemente un verso di Eliot (anche se sembra fargli il verso…). È il dialetto lariano di Davide Van de Sfroos. Che non contento di averci regalato con la sua chitarra alcune fra le più belle canzoni degli ultimi anni ha affidato il suo sguardo penetrante e poetico anche alle stampe. La trama di Le parole sognate dai pesci (92 pp. Bompiani, euro 6) è un puro (in tutti i sensi) pretesto: un buon uomo ritorna al paese dopo anni di manicomio. All’osteria la valigia si rovescia, sparpagliando poveri oggetti appartenuti a qualche compaesano. Da quelle piccole cose riemergono per ciascuno brandelli di passato. Un inno alla memoria («di tutto ciò che fu fatto in passato voi mangiate il frutto» direbbe Eliot), cantato con una prosa tenera e commossa, con le immagini quotidiane e struggenti di una vita ancora attaccata a qualcosa che vale.
Impariamo la gioiosa comunione dei santi
Buone notizie anche per i più piccoli. L’editore Marietti manda in libreria “Sulle spalle di giganti”, vite di santi presentate ai ragazzi. Primo titolo: San Francesco (123 pp. euro 12). L’autrice è Gloria Cuccato, una degli animatori de “I cercatori del Graal”, un’esperienza educativa che da anni coinvolge e appassiona migliaia di studenti delle scuole medie, in Italia e all’estero. L’idea del libro nasce proprio ad Assisi, in occasione della “promessa”: il momento culminante dell’anno, quando i ragazzi rinnovano in modo consapevole la promessa battesimale di appartenenza a Cristo. La vita del poverello di Assisi è raccontata in modo semplice e accattivante, mostrando come la santità sia la vocazione di ogni cristiano. Ares lancia invece “Protagonisti della storia”, collana dedicata a cristiani che hanno lasciato un segno nel proprio tempo. Inaugura la serie Tommaso Becket (48 pp. euro 12), l’uomo che ha difeso fino alla morte la libertà della Chiesa dal potere del re. Accattivanti le illustrazioni e chiare le schede di approfondimento dei problemi storici connessi.
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