PER PANNELLA IL TEMPO S’E’ FERMATO AGLI ANNI SESSANTA
Dal Corriere della sera di lunedì mattina. Marco Pannella: «Ci aspetta un periodo terribile, Il risultato è un’atmosfera da fine anni Venti. L’Italia torna a essere un Paese singolare, come all’avvento del fascismo. Questo referendum passerà alla storia come un censimento, una conta, pro o contro un regime totalitario. Per questo sarà bello dire: io votai, noi votammo. A differenza del referendum sul divorzio.» Qui Massimo Bordin (il direttore di Radio radicale) lo interrompe; tra poco incomincia la diretta; e poi, «a Marco, la differenza vera è che so’ passati trent’anni».
E meno male che Pannella ha qualcuno fra i suoi che lo richiama alla realtà. Periodo terribile, anni Venti, totalitarismo: ma no, sono semplicemente passati trent’anni dalla vittoria sul divorzio, poco meno dal referendum sull’aborto, comunque i tempi sono un po’cambiati. Non l’ha capito il vecchio leone radicale e non l’ha capito Emma Bonino, che vecchia è nella testa. Per mesi ha arringato l’Italia immaginando che “le” donne non solo avrebbero votato sì, ma avrebbero convinto mariti e amici a fare altrettanto, apostole del monopensiero unico veterofemminista che ormai esiste solo in una certa cerchia di intellettuali e parlamentari della sinistra – e con scarsissimo ricambio generazionale. Le donne, quelle reali, sono evidentemente altre da quelle che immagina la Bonino. Gli anni sono passati. Nell’editoriale del Corriere di lunedì Massimo Franco ha scritto: «Il vero scacco del fronte referendario è stato di continuare a immaginare un'”Italia reale” che esiste solo nella nostalgia degli anni Settanta e Ottanta».
Un’Italia che non c’è più. E invece affiora da questo 12 giugno come l’inaspettato inizio di un pensiero cristiano e insieme laico, inediti alleati nella difesa dell’uomo dalla arroganza della cultura radicale, dal conformismo di sinistra, dal culto dei diritti individuali. Qualcosa di numericamente piccolo, certo, però di nuovo. Una cultura che non si lascia emarginare né intimidire, capace anche di sfottere i grandi totem del politically correct. Ci aspetta un periodo terribile, dice Pannella. Già: pare che il popolo si sia stancato di farsi liberare da lui. Semideserti i seggi che immaginava colmi di cittadini desiderosi di sbarazzarsi della legge “crudele”. L’ultimo grande movimento di masse in Italia si è visto all’inizio d’aprile, in piazza San Pietro, gente in piedi per ventiquattro ore per dire addio a un Papa. Gli anni Settanta sono lontani, ma qualcuno non vuole rassegnarsi.
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