Papa/ Avvocato: «Temo che la custodia cautelare diventi una pena anticipata»

Di Chiara Rizzo
13 Ottobre 2011
L'avvocato del parlamentare Alfonso Papa, da sei mesi in custodia cautelare, parla a Tempi.it: «L'inchiesta è stata chiusa ad agosto, il 4 settembre il Gip ha fissato il giudizio immediato per la concussione, anche senza la prova evidente. Abbiamo chiesto al Gip Luigi Giordano che la custodia cautelare venisse sostituita con i domiciliari. Ha rifiutato»

Avvocato Giuseppe D’Alise, lei è difensore di Alfonso Papa…
Penso di essere entrato nella storia della Repubblica come il primo avvocato che ha per cliente un deputato che soffre la restrizione personale prima del processo.

Perché Papa resta a Poggio Reale? I giudici hanno respinto i vostri ricorsi contro l’ordinanza di custodia cautelare e la richiesta degli arresti domiciliari.
Perché secondo i giudici c’è il pericolo di inquinamento delle prove. Inoltre si è creato un “giudicato cautelare”, visto che ci sono due decisioni precedenti su Papa in questo senso.

L’inchiesta su Papa è stata chiusa: cosa succede adesso?
L’inchiesta è stata chiusa ad agosto, il 4 settembre il Gip ha fissato il giudizio immediato per la concussione (il rito richiesto dal pm o dall’imputato di fronte a prove evidenti: il rito prevede che si salti la fase dell’udienza preliminare per andare direttamente al dibattimento; dal 2008 il pm può chiedere il rito immediato anche solo se l’imputato è in custodia cautelare, ndr): ritengono che sia stata raggiunta l’evidenza della prova. Papa è in uno stato di prostrazione fisica, l’ho trovato molto segnato anche dalle cure: come dire, molto “sedato”. Per entrambi questi motivi, una volta che Papa è stato rinviato a giudizio, abbiamo chiesto al Gip Luigi Giordano che la custodia cautelare venisse sostituita con i domiciliari. Abbiamo chiesto che venisse acquisita la cartella clinica di Papa, e che venisse scongiurato il pericolo che la custodia cautelare si tramutasse in un’anticipata espiazione della pena. In un processo molto complesso, la custodia in carcere impedisce a Papa di avere il tempo e le condizioni di preparare la propria linea difensiva, come prevederebbe invece il giusto processo garantito dalla Costituzione. Il Gip ha di nuovo respinto la nostra richiesta, senza nemmeno aspettare che depositassimo la cartella clinica. Non l’ha accolta perché, come i giudici del Tribunale del riesame ci hanno detto, per un parlamentare come Papa c’è maggiore pericolo di recidiva e di inquinamento delle prove. E poi perché è passato troppo poco tempo da quando il Riesame aveva rigettato la nostra ultima richiesta.

Il giudizio immediato presuppone ci sia una prova evidente: qual è quella per Papa, secondo i pm e il gip?
Oggi il giudizio immediato lo danno anche senza la prova evidente, basta dire che l’imputato è già da sei mesi in custodia cautelare. Ora la prima udienza del processo è fissata per il 26 ottobre.

Papa sostiene invece in una recente lettera inviata al deputato Silvano Moffa che resta in carcere perché i pm starebbero facendo pressioni su di lui, allo scopo di fargli confessare cose che non sa su Berlusconi e Lavitola. Per questo motivo Papa avrebbe presentato un esposto alla Procura di Roma, che è competente ad indagare sulla magistratura napoletana. Cosa c’è di vero?
Io questo non lo so. Non conosco l’esposto presentato a Roma e non ho letto nemmeno la lettera di Papa, che il mio assistito ha inviato personalmente.

Beh, magari la lettera l’avrà letta sui giornali. E poi proprio a lei che è il suo difensore, Papa non avrebbe detto nulla delle pressioni subìte dai pm?
Non so nulla, non posso dire nulla. Perché rimane dentro, io non lo so. Cioè: io so quello che ho letto nelle ordinanze dei giudici. Non posso conoscere il retropensiero del giudice.

In allegato, la richiesta presentata dalla difesa di Alfonso Papa lo scorso 26 settembre in cui si chiede di revocare o sostituire la custodia in carcere con una misura restrittiva «meno afflittiva». Di seguito, si trova anche il parere che i pm Francesco Curcio e John Woodcock hanno inviato al Gip su quest’ultima richiesta di Papa. Per Curcio e Woodcock «risulta trascorso davvero un breve lasso di tempo» dal deposito dell’ordinanza del Tribunale del riesame che ha riconfermato, il 14 settembre, la custodia cautelare in carcere per Papa. Per i pm inoltre «è privo di qualsiasi rilevanza» il fatto che Papa sia il primo parlamentare ad essere arrestato: il fatto che il Riesame abbia accolto l’appello fatto dai pm (dopo che il Gip aveva “cassato” l’imputazione per associazione a delinquere mossa a Papa, Bisignani & Co) «pur riguardando fatti diversi da quelli per cui è indagato Papa, assume significato nell’ottica del giudizio sulla pericolosità dell’indagato». Tutte le motivazioni presentate dai pm sono state completamente accolte dal Gip Giordano.

Nell’ordinanza del Riesame del 14 settembre, per i giudici «il pericolo di reiterazione dei reati non risulta in alcun modo attenuato dall’adozione della custodia cautelare. Proprio la natura dei reati (concussione, ndr.) in relazione alla qualità di parlamentare tuttora ricoperta, la reiterazione delle condotte criminose, il contesto affaristico in cui operava, nonché la circostanza che lo stesso Papa vantasse sicuramente anche “canali” di informazione presso gli uffici giudiziari, diversi dal maresciallo La Monica e ancora non identificati, rende assolutamente concreto il pericolo che lo stesso, se rimesso in libertà, riallacci i propri contatti per fini illeciti. Né può in alcun modo ritenersi condivisibile la deduzione difensiva, secondo cui la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Papa, ed il relativo clamore mediatico, abbia posto Papa nella concreta impossibilità di reiterare le condotte criminose: anzi proprio nell’ambito di questo procedimento è emerso come il coinvolgimento in procedimenti penali possa costituire addirittura in alcuni ambienti una credenziale».

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