PAPA: IL NICHILISMO VUOTA IL SACCO
E adesso che il miglior giocatore della squadra avversaria è fuori combattimento, vediamo di chiudere questa partita che abbiamo lasciato aperta fino ad ora. Così, con una metafora agonistica, potremmo riassumere il messaggio che i maitre-à-penser nichilisti di tutta Europa hanno lanciato all’indomani della morte del Papa. In Italia la versione più garbata ma intransigente di questa posizione è stata l’editoriale che il Corriere della Sera ha affidato ad Emanuele Severino il 4 aprile. Reso omaggio al Papa, la cui grandezza consisterebbe nell’aver combattuto con estremo coraggio una guerra persa in partenza, il filosofo esorta gli intellettuali post-moderni a uscire dall’apatia con cui stanno giocando una partita culturale che credono già vinta, ma che in realtà va portata a casa realizzando ciò che Nietzsche aveva invocato 120 anni fa: un mondo di nuovi valori creati dall’uomo emancipato dal sacro, cioè dall’idea di una verità eccedente la volontà umana.
In realtà quella che Severino interpreta come apatia sussiegosa degli intellettuali altro non è che l’impasse in cui da sempre si risolve la posizione nichilista. Scriveva lo stesso giorno George Weigel sul Wall Street Journal: «Se ci sono solo la tua e la mia verità, e nessuno dei due riconosce uno standard morale trascendente per comporre le nostre differenze, allora o tu imporrai il tuo potere su di me o io il mio su di te; Nietzsche, il grande, folle profeta del XX secolo questo almeno lo aveva capito. La libertà disgiunta dalla verità, Giovanni Paolo ha insegnato, conduce al caos e quindi a nuove forme di tirannia». Sì, Nietzsche l’aveva scritto che i valori dell’uomo post-cristiano sarebbero stati quelli di una «bionda belva» (Genealogia della morale, 1887). E così è stato col nazismo e col bolscevismo. Che oggi proseguono con modalità più soffici di sopraffazione del forte sul debole: aborto, manipolazione genetica ed eutanasia. Questo è il massimo di valore che produce l’uomo che vuole essere verità a se stesso.
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