Pappagalli presi per il freezer

Di Valenti Duilio
08 Marzo 2001
C’era una volta un pappagallo molto screanzato...

C’era una volta un pappagallo molto screanzato: ne diceva di tutti i colori. Un giorno il padrone, stufo, lo mette nel freezer per dargli una lezione. Non l’avesse mai fatto. Incavolatissimo, il pappagallo comincia a schiamazzare indecenze a tutto spiano. Poco dopo, però, zitto. Preoccupatissimo, il padrone controlla pensando d’aver esagerato, ma il pappagallo è li’, seduto garbatamente, e domanda: «Scusi gentile ed esimio padrone, le spiacerebbe dirmi come si comportava questo pollo?» È una barzelletta, ma la legge americana permette davvero che i polli preservati a zero gradi fahrenheit (l’acqua congela a 32) siano definiti freschi! Durante un corso professionale sulla sanità nella ristorazione curata dello Stato della California, l’insegnante si è raccomandato che tutti i prodotti ad alto contenuto proteico, specialmente il pesce, siano congelati prima di essere cucinati. Immaginatevi andare dal pescivendolo, trovare delle favolose capesante, magari un delicato branzino o un tonno rosso come il sangue, tornare a casa e, prima di cucinarli, metterli nel congelatore. C’è chi lo fa, chi preferisce non rischiare un’intossicazione al gusto meraviglioso della freschezza. Quando cucino in casa di clienti o di amici, perlustro subito frigo e congelatore per sapere con chi ho a che fare (dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei). Di solito sono strapieni, caotici e sporchi; nella maggior parte dei casi, nel congelatore ci sono alimenti prelibati, delicatezze che una volta congelate perdono bontà. Se venissi da te, adesso, in quest’instante, cosa troverei nel tuo freezer? Una gamma di vettovaglie supercongelate mica da ridere. E se tu guardassi nel mio? Buona fortuna, non ce l’ho. Servo 1500 persone alla settimana e ho solo un piccolo congelatore per il gelato. Beh, ammetto che ogni tanto gli butto dentro il culo del prosciutto: è piu facile da tagliare quando è duro. Ma gli alimenti congelati non li voglio, neanche per sogno. Preferisco vedere la mia faccia all’ufficio postale con intorno la scritta «Wanted, dead or alive».

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