Parate,senore e le cifre di Fazio
E’ la Forza (armata) dell’amore Domenica 4 giugno, con la parata ai Fori Imperiali delle forze armate, si è celebrata a Roma la festa per il 54esimo anniversario della Repubblica italiana. E’ stato il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi a voler ripristinare la parata militare abolita ben dodici anni fa che per questa festa del 2 giugno (posticipata a domenica 4 perché ormai da molti anni il 2 giugno non è festa nazionale ed è quindi lavorativo) ha voluto invitare tutti i sindaci dei comuni capoluogo, i presidenti delle provincie e delle regioni.
Le feste nazionali, in tutti i paesi hanno la funzione di celebrare e rinsaldare l’identità di una nazione e di un popolo. Non c’è quindi nulla di scandaloso, anzi, che un governo decida di celebrare in pompa magna la festa della Repubblica: semmai è più scandaloso che in Italia si senta l’obbligo di indire una festa nazionale per le parate sindacali del Primo maggio e non per l’anniversario della Repubblica. E nemmeno è scandaloso che la celebrazione della propria identità di popolo corrisponda alla parata delle Forze Armate, cioè di uno dei simboli universali del nazionalismo, dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica, dai regimi di destra a quelli di sinistra passando per tutte le moderne nazioni democratiche. Bisogna saperlo, soprattutto se si è un governo che sceglie di sfilare in divisa per ottenere un po’ di visibilità e pubblicità positiva in un periodo di vacche magrissime. E si sfili, dunque, senza ipocriti infingimenti. Come quello di far sfilare sotto la protezione dell’aviazione militare oltre 6mila militari a piedi e a cavallo e 350 mezzi militari affannandosi a spiegare senza sosta in tutti gli interventi, in tutte le sovrimpressioni e in tutti i tiggì che, sì quella era una parata, ma di “militari per la pace”, che quelle armi non servono a fare la guerra, ma la pace, come in Kosovo… Con tutta la comprensione per l’imbarazzo di una maggioranza che si ritrova a riesumare, lei di centrosinistra, una sfilata di baschi, stivali neri, generali e saluti militari, troviamo inaccettabile che venga spacciata per una dimostrazione di pacifismo. Baionette, perbacco, erano baionette non mazzi di fiori.
I conflitti d’interessi di Mr & Mrs Dini In settimana si è avuto notizia di un’inchiesta della procura di Lucca che coinvolgerebbe, con l’accusa di concorso in corruzione, anche Donatella Zingone Dini. La vicenda inizia 14 mesi fa con un’indagine sull’affarista spezino (*******), già condannato come riciclatore di denaro sporco per conto di una cosca calabrese della ’ndrangheta. Da (*******) le indagini portano a uno dei suoi collaboratori, tal (*******), ex amministratore delegato della Sidema, una delle società del Gruppo Zeta, ovvero l’impero economico che Donatella Dini ha ereditato dal suo primo matrimonio con l’industriale Zingone. Dalle intercettazioni su (*******) spunta anche (*******), l’immobiliarista arrestata lunedì 29 maggio, la quale si vanta con il suo interlocutore di essersi adoperata per far ottenere un finanziamento di 30 miliardi dal ministero dell’Industria ai fratelli Italo e Jacopo Mariani, titolari dell’azienda fiorentina di ricariche per cellulari On Power Battery. I nomi dei fratelli Mariani erano già emersi nel corso di una perquisizione negli uffici di Donatella Dini, sulla quale era stata aperta un’inchiesta per frode fiscale. Da questo momento le due inchieste si intrecciano e dalle perquisizioni al gruppo Zeta emergono stretti contatti tra la Cerri e la Dini. In particolare vengono ritrovati appunti on segnate delle cifre e che mettono in relazione l’azienda fiorentina di ricariche con l’ex deputato di Rinnovamento italiano (il partito di Lamberto Dini) Maurizio Menegon, attuale presidente dell’Istituto per la promozione industriale, l’ente che vaglia le richieste di finanziamento al ministero dell’Industria. I pm accusano la Cerri di aver incassato 230 milioni dai Mariani per agevolare la loro pratica versandone 50 a Menegon in concorso con Donatella Dini, considerata “garante” dell’operazione.
Non intendiamo certo entrare in merito delle accuse rivolte alla signora Dini: saranno i magistrati a giudicare se la moglie del ministro degli Esteri sia colpevole o meno e ci auguriamo che possa prontamente discolparsi. Al di là dell’esito della vicenda, comunque, è singolare che, in tanto dibattere di conflitti di interessi, si sia riposto così poco interesse al fatto che la moglie del ministro degli Esteri sia a capo di un impero finanziario. La notizia stessa di questa storia, Giornale a parte, è stata trattata con straordinaria discrezione. Non sarà Berlusconi, ma almeno un po’ di par condicio…
Se il successo fa dare i numeri…
Mercoledì 31 maggio, il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio nella tradizionale allocuzione annuale ha nuovamente invitato il governo “all’azione” ribadendo che interventi decisi nei settori del fisco, delle pensioni, del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione e della giustizia civile non sono più rinviabili. Nello scenario di generale instabilità dell’economia internazionale, la costante perdita di competitività da parte dell’azienda Italia (che dal 1996 a oggi è calcolabile in 6,2 punti percentuali in meno), ha spiegato Fazio, è un dato particolarmente preoccupante.
La misura dello stato di confusione mentale in cui versa la nostra compagine governativa è definita dalle dichiarazioni di molti suoi esponenti che di fronte ai dati riportati da Fazio e pubblicati qui a lato si sono sentiti in dovere di rivendicare la gestione politica di questi anni come un successo. Alla lettura di questi dati, il primo timore era quello di un altro anno di indecisionismo che consegnasse il paese alle elezioni del 2001 stremato. Ma al cospetto di cotanti successi ora ciò che più temiamo è proprio il decisionismo di questo governo.
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