Parigi, l’ora della glasnost

Di Arrigoni Gianluca
01 Agosto 2002
Francia. Anni di sinistra plurale. E di insabbiamento di scandali (socialisti) colossali. Che ora si riaprono (un po’). Ecco quali

Parigi. Eletto Presidente Chirac, rivoluzionati Parlamento e Governo da un duplice voto popolare schiacciante, si scoperchia il vaso di Pandora degli affari del socialismo francese. Già, la sinistra (in specie quella jospiniana) non era proprio così incorrotta ed eroicamente antifascista come si scriveva da tempo già noi qui e come invece non voleva lasciar a intendere il povero Le Monde, l’ex autorevole quotidiano internazionale, finito, nell’ultimo anno (soprattutto con il sempre più stucchevole suo foglio Monde Diplomatique), nella palude della faziosità un po’ isterica, un po’ provinciale. Sono tre le date di luglio che, sia pur in maniera contradditoria, segnalano il clima di neo-legalità e trasparenza emerso in Francia dopo la decapitazione dell’ancién régime della cosiddetta “sinistra plurale”.

Fabius, “coperto” dai magistrati, ma…
Giovedì 4 luglio. “Non luogo a procedere” per ministri e alti burocrati dello Stato coinvolti nell’affare del cosiddetto “sangue infetto”. Alcune centinaia di emofiliaci e di trasfusi morirono a causa del comportamento dell’amministrazione, Ministero compreso, che per ragioni irrisorie, considerato il risultato, tra il 1983 ed il 1985, privilegiarono l’economia alla salute dei propri cittadini.
Il “non luogo” era parso scandaloso ed un modo per evitare noie al socialista Laurent Fabius, all’epoca dei fatti Primo ministro ed in precedenza ministro dell’Industria (la storia è complessa ma, riassumendo, tra le persone che giovedì 4 luglio hanno ottenuto il “non luogo” ci sono alcuni membri del gabinetto ministeriale di Fabius, come l’attuale presidente di Renault, Louis Schweitzer, all’epoca direttore di gabinetto del Primo ministro).
Nel corso dell’inchiesta, i membri di alcuni gabinetti ministeriali avevano coperto i loro ministri ma forse, in vista di un processo e di un’eventuale condanna, avrebbero potuto ritrovare la memoria. Laurent Fabius e due ministri, Giorgina Dufoix e Edmond Hervé, nel 1999, all’epoca del governo socialista di Jospin, furono giudicati da un tribunale “speciale”, l’Alta Corte di Giustizia, che assolse Fabius e Dufoix ma condannò Hervé. Una condanna senza pena avendo Hervé, secondo il “tribunale”, già sofferto abbastanza a causa della “mediatizzazione” dell’affare. Il processo in realtà fu una farsa, l’accusa avendo chiesto il proscioglimento dei tre socialisti e le parti civili non essendo ammesse che come “testimoni”. E così anche la decisione presa dal tribunale il 4 luglio si è rivelata scandalosamente carente nelle sue motivazioni, al punto da indurre alcuni avvocati di parte civile a riflettere su di un’eventuale denuncia penale contro i magistrati. Il Procuratore generale, Nadal – con il sostegno del ministro della Giustizia – ha fatto ricorso contro il “non luogo a procedere”.

Trichet “coperto” dai magistrati, ma…
Mercoledì 17 luglio. Jean-Claude Trichet, governatore della Banca di Francia e candidato francese alla guida della Banca centrale europea (Bce), è stato messo in stato d’accusa per l’affare “Credit Lyonnais”, perché all’epoca, come direttore del Tesoro, Trichet aveva l’obbligo di verificare la veridicità dei conti dell’allora banca pubblica. Conti che un’inchiesta rivelò come falsi. Il Procuratore della Repubblica Jean-Pierre Dintilhac (lo stesso che aveva considerato doverosa la convocazione del Presidente Chirac voluta dal giudice Halphen), il 31 maggio aveva chiesto per Trichet ed altri responsabili del Tesoro il non luogo a procedere.

Spionaggio socialista “scoperto” dai magistrati, ma…
Venerdì 26 luglio. Il procuratore aggiunto della Repubblica del tribunale di Parigi, Francois Cordier, ha trasmesso un progetto di requisitoria alla Procura generale che in breve tempo dovrebbe essere inviata al giudice Jean-Paul Valat. L’affare riguarda la “Cellula dell’Eliseo”; tra il 1983 ed il 1986, la cellula antiterrorista voluta da Mitterand si trasformò in una cellula di spionaggio riservata del Presidente. La “Cellula”, in modo del tutto illegale, intercettò telefonate di politici, avvocati, giornalisti eccetera. L’inchiesta di Jean-Paul Valat é andata per le lunghe a causa del “Secret-Défense” ma ora può ripartire.

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