Parmalat, “sequel” di Cirio

Di Pietro Piccinini
15 Gennaio 2004
Un mese dopo il crac di Parmalat

Un mese dopo il crac di Parmalat, tra i banchieri che vendevano ai propri risparmiatori obbligazioni dell’azienda di Collecchio c’è già chi si sente in dovere di rimborsare quei bond galeotti. Un senso di colpa piuttosto sospetto. Se qualcuno si chiedesse ancora se davvero certe situazioni le banche possano non immaginarle in anticipo, una risposta arriva dall’articolo del professore di Economia degli (appunto) intermediari finanziari alla Bocconi Marco Onado “I risparmiatori e la Cirio: ovvero, pelati alla meta. Storie di ordinaria spoliazione di azionisti e obbligazionisti”, pubblicato dalla rivista de “il Mulino” Mercato Concorrenza Regole, in libreria da oggi (15 gennaio). è una ricostruzione del mostro societario ideato da Cragnotti e della losca rete di crediti infragruppo ostentata come garanzia di un enorme debito, che stranamente non destò preoccupazioni tra gli addetti ai lavori nemmeno quando il peso del tracollo veniva trasferito per la maggior parte sulle spalle degli ignari risparmiatori. Prima che avvenisse il default del primo Cirio-bond, su un indebitamento complessivo del gruppo di 1.620 milioni di euro, circa 30mila risparmiatori individuali possedevano obbligazioni per 1.125 milioni di euro. Tra il 1999 e il 2002 si era modificato in modo molto “particolare” il debito del gruppo: «le banche che nel 1998 fornivano il 92% dei mezzi totali, alla fine del 2002 sono scese al 25%. Le obbligazioni passano da zero al 64%». Questi dati aiutano un po’ a spiegare la sensazione di deja vu destata in molti dal buco scoperto in dicembre nei conti del gruppo di Tanzi. Ma c’è di più: già per il gruppo romano il ricavato delle obbligazioni, cioè l’indebitamento della società, non era funzionale al raggiungimento di risultati industriali, ma serviva in realtà «circa la metà per rimborsare le banche finanziatrici, così sostituendo debito con debito», per finanziare le perdite della Lazio e l’opa Del Monte. «La contemporaneità dell’aumento delle obbligazioni e della diminuzione dell’indebitamento bancario… può apparire come una semplice coincidenza solo alle menti più candide». Anche perché le banche, disponendo peraltro di informazioni più complete di quelle disponibili al mercato, conoscevano eccome il gioco delle scatole cinesi di pelati Cirio e forse lo hanno addirittura fiancheggiato. Sapevano che esso non aveva alcuna finalità industriale e serviva solo a «sollevare una cortina fumogena impenetrabile dietro la quale Cragnotti poteva utilizzare le risorse del gruppo per se stesso oppure per liquidare i soci della prima ora» che da tempo scalpitavano per esser liquidati. Tra i “soci della prima ora” risultano – toh, chi si vede! – tra gli altri la Swiss Bank Corporation, Crédit Lyonnais, Banca di Roma, Banco di Napoli, oltre a Ferruzzi e Gardini.

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