A passo di gambero

Di Togni Paolo
16 Novembre 2006

Esistono due metodi per superare le difficoltà che si presentano alla specie umana nel suo cammino di progresso: superare l’ostacolo individuando metodi e tecniche nuovi, oppure negare il problema e cercare di fermare il futuro. Nel primo modo le sfide vengono superate e il progresso prosegue la sua strada; nel secondo si rinunzia a procedere, e ci si ferma. Seguendo il secondo metodo, Stalin fece morire di fame milioni di contadini russi negli anni Trenta del XX secolo. Seguendo il primo sono state vinte tutte le sfide superando le quali l’umanità è giunta all’attuale livello di sviluppo e di benessere, che in passato non poteva neanche essere ipotizzato. La sfida generosa e la vittoria condivisa contraddistinguono le fasi vitali della storia, la indisponibilità alla condivisione e al rischio quelle recessive, nelle quali prevale una logica di morte.
In questo periodo si ha l’impressione che stia prevalendo un atteggiamento del secondo tipo. Una prova di questa affermazione è il documento noto come rapporto Stern, che affronta il problema del cambiamento climatico valutandone soprattutto gli aspetti economici. La logica che presiede al documento è difensiva: limitare i consumi, ridurre i livelli di vita, fare passi indietro al fine di ridurre la quantità di emissioni, come unico rimedio agli altrimenti certi disastri epocali che verrebbero a determinarsi se seguitassimo nel modo attuale di vita e di produzione.
L’analisi poggia su previsioni, considerate certe, sull’andamento del clima e sulla sua dipendenza da fattori antropici: sono certezze apodittiche, condivise in pieno solo dai più conformisti tra gli studiosi. Per esempio Lindzen, accreditatissimo climatologo del Mit, in un incontro organizzato nel 2005 a Roma dal ministero dell’Ambiente, affermò che l’entità delle variazioni climatiche è stata molto sopravvalutata, e che non è provata la loro origine antropica. Altrettante critiche sono state rivolte agli aspetti strettamente economici del documento.
Unica prospettiva condivisibile sull’argomento appare la messa al bando di ogni forma di catastrofismo, investimenti nella ricerca, l’impegno a raggiungere una piena sintonia con i paesi emergenti, ai quali non è possibile neanche pensare di sottrarre la prospettiva di svilupparsi come abbiamo fatto noi.

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