Pasticcio alla tedesca
Non solo i tedeschi, ma tutta l’Europa aspetta questo voto. Dopo le elezioni in Francia la posta in gioco è chiara. Una vittoria della Cdu/Csu darebbe una chiara impronta alla fisionomia europea, lasciandosi alle spalle una sinistra stanca e priva di seri programmi elettorali.
Conferendo personalmente ad Edmund Stoiber il titolo di “comandante della Legione d’onore”, Chirac ha voluto lanciare un inequivocabile segnale di riconoscimento e futura collaborazione. I tempi, infatti, stringono.
gli autogol di Schröder…
Lo scontro diretto tra i due cancellieri raggiungerà il suo culmine nel duello televisivo del 25 agosto. Tuttora è incerto l’apporto che i partiti riusciranno a dare ai loro candidati che rischiano, per motivi diversi, il boicottaggio di gran parte della propria base.
Schröder, intervenendo pesantemente a favore delle dimissioni di Ron Sommer, presidente del consiglio d’amministrazione della Deutsche Telekom, per non perdere il consenso di migliaia di piccoli azionisti delusi, ha compiuto un atto di ingerenza politica fortemente criticato da ben 18mila impiegati della stessa Telekom che con una lettera aperta, pubblicata a intera pagina dai più importanti quotidiani tedeschi, hanno dato voce ad una diretta protesta all’indirizzo di Schröder.
… e quelli di stoiber
Da parte sua Stoiber, promuovendo Katharina Reiche, nuova intraprendente figura di ministro, ad esperta di educazione e famiglia, si è tirato addosso le ire di non poco di meno che del cardinale di Colonia Joachim Meisner.
La giovane rampolla dell’Est si vuole prodigare, non solo per un aumento dei posti negli asili-nido, favorendo così la possibilità di lavoro per le madri di famiglia, ma anche per un aumento dell’importo di cellule staminali e per un riconoscimento più esplicito delle coppie omossessuali, di fatto ora sancito anche costituzionalmente.
Il cardinal Meisner, di tutta risposta, ha proposto alla Cdu/Csu di togliere la C di cristiano dal nome del partito, mentre il cardinal Karl Lehmann preferisce stare al di fuori della discussione: la Conferenza Episcopale tedesca ha semplicemente preannunciato per la fine di agosto/inizio settembre un invito alle elezioni in cui preciserà la propria posizione riguardo alla politica sulla famiglia.
Con Schröder la Germania è andata fuori programma
Queste reazioni sono il segnale che l’asfissiante ricerca di voti rischia di intrappolare candidati e partiti. D’altro canto la frenesia con la quale si cerca di captare voti ha le sue ragioni. Schröder dopo quattro anni di governo non sa più che pesci pigliare. Quattro anni fa si è presentato alle elezioni con dieci promesse, tra le quali le più importanti erano la creazione di nuovi posti di lavoro, riduzione delle tasse, crescita dell’Est. I risultati sono: il tasso di disoccupazione non è calato, i tedeschi pagano quest’anno 28,9 miliardi di Euro di tasse in più rispetto al 1998 e tutti i sorrisi e le strette di mani alle cugine dell’Est non ne hanno impedito la regressione economica. Anche quest’anno i socialdemoctratici sventolano coraggiosamente lo slogan «rinnovamento, responsabilità e unità», ma a guardar bene il primo punto del programma – progresso economico – qui si parla di innovazione «grazie all’aiuto di nuove idee da parte di ricercatori ed ingegneri». Più che un programma elettorale sembra essere un attacco di fata morgana in pieno deserto. Ma i socialdemocratici hanno imparato la lezione e si sono risparmiati quest’anno la chiosa finale al programma elettorale del 1998 «Tenete queste carte, vedrete che noi manteniamo ciò che promettiamo».
La prudenza non è mai troppa. Scandali ecologici, truffe di sindaci, dimissioni eclatanti o cacciate vertiginose di ben otto ministri, a cominciare da Oskar Lafontaine per arrivare al più recente ministro della difesa Rudolf Scharping, non danno certo lustro alla credibilità del partito. Che cosa resta? Resta il salvagente della media industria che, come dappertutto nel mondo, funziona fortunatamente da sè e sulla quale si può contare per la sopravvivenza di una nazione. Ed è a questi che anche Schröder ora, disperato, si rivolge.
Messi da parte si sentono, invece, gli operai del Nordrhein-Westfalen, cuore dell’industria tedesca e tradizionale feudo socialista. Saranno proprio loro, gli abitanti delle sponde del Reno, una regione con il grado di popolazione più alto di tutti i nuovi Länder messi insieme, a decidere in gran parte delle sorti di queste elezioni.
Stoiber, dove sta il vantaggio
Il vantaggio di Stoiber è uno: il pragmatismo, il pragmatismo dell’esperienza, di chi è abituato a far tornare i conti, e i dati in Baviera lo dimostrano. Certo questo non basta a farne un politico, ma coi tempi che corrono non guasta.
Quando Stoiber parla di lavoratori, non pensa ad una entità astratta, ad una classe sociale, pensa alla sua gente e vuole promuovere una politica per la sua gente, secondo quei principi che sono suoi e della sua gente. Su Stoiber pesa il pregiudizio del conservatorismo, di come si dice in Germania del clichè delle tre kappa: Kinder, Kirche, Küche (bambini, chiesa e cucina). Pesa l’eredità di Franz-Josef Strauß di cui è stato politicamente l’erede. Pesa l’accento bavarese nel quale non tutti sentono la propria voce e cultura. Ma il programma piace. Piace e corrisponde alle domande inespresse di molti cittadini.
Meno tasse (per tutti meno del 40%), facilitazioni per chi crea posti di lavoro, assegni famigliari più sostanziosi, riforma delle pensioni, un impegno politico per un’Europa più decentralizzata e nello stesso tempo più unita.
Schröder farà il filo anche agli ex comunisti della ddr?
E gli altri? I liberali di Westerwelle raccattano voti ovunque pur di raggiungere almeno il 18% e poi decidere da che parte mettersi. I verdi, omologati ormai al bon ton del potere, sembrano avere perso ogni grinta e sono pressochè inesistenti. I loro voti, tuttavia, risulteranno indirettamente utili a Schröder per un eventuale rispristino della coalizione rosso-verde. E gli ex-comunisti della ex-Ddr? Farà Schröder il filo anche a loro pur di restare al comando?
Scaramanzie mondiali
La corsa è aperta e tutti vi saranno impegnati fino al 22 settembre: Pr, consiglieri, truccatori, stilisti dell’immagine, quelli per intenderci che Helmut Kohl guardava con certa aria di commiserazione. I politici hanno smesso di brillare di luce propria, ora ci vogliono i riflettori. A proprosito di spettacolo, secondo una vecchia scaramanzia, quando la nazionale tedesca di calcio vince ai Mondiali, che hanno luogo nello stesso anno delle elezioni politiche, in Germania il governo non cambia. Quest’anno è arrivata seconda…
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