Pci, partito anti-occidentale
Gigi Da Rold ha le idee chiare: «La relazione diessina in Commissione stragi è un documento strategico e destinato a condizionare la linea politica di lungo periodo. Le tesi sostenute dai diessini rappresentano il quadro di riferimento, per militanti e quadri, per ristabilire, al di là delle modificazioni di facciata, una continuità con la storia del vecchio Pci».
Si tratta di «non perdere quella parte del proprio elettorato che preferisce, piuttosto che sopportare la lettura trasparente del vero ruolo del Pci nella storia d’Italia, chiudere gli occhi di fronte alla realtà del mondo, per occupare le piazze, condurre girotondi e considerare i propri avversari non antagonisti politici ma nemici da abbattere.
Solo se l’opinione pubblica verrà mantenuta nella condizione di credere alla falsificazione storica che racconta che l’Urss si sentiva vincolata al rispetto delgi accordi di Yalta e che gli americani invece erano sempre pronti a complottare contro le istituzioni democratiche, il Pci potrebbe farsi perdonare dagli italiani il suo rapporto con l’Unione Sovietica. Ciò che è avvenuto in Commissione stragi è stato un progetto esemplare di disinformazione dell’opinione pubblica: la sinistra ha volutamente rinunciato a ricongiungere la propria storia con quella dell’Italia e intende evidentemente continuare a contrapporsi alle scelte che hanno consentito al nostro Paese di legare il proprio destino a quello dei paesi liberi dell’Occidente». Leggere, per credere, i documenti raccolti nel volume: la relazione diessina, la controrelazione di Forza Italia, la sentenza (silenziata dai media di regime) che ha assolto gli uomini di Gladio.
Fabrizio Cicchitto, Gianluigi Da Rold, Francesco Gironda, La disinformazione in Commissione stragi, 488 pp. Bietti, euro 19.
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