Peace&love modello Bogotà
I bambini irakeni, per il momento, hanno smesso di essere oggetto di mobilitazioni di piazza. Ma ciò non vuol dire che non ci siano altri bambini per cui ci si è sempre mobilitati di meno, ma per i quali il pericolo non cessa. A fine aprile la Fundación Pais Libre ha reso noti i dati sui sequestri di minori di 18 anni in Colombia. E il bilancio è stato di 57 denunce: 25 in gennaio, 17 a febbraio e 15 a marzo. Un sequestro di bambini e ragazzi ogni 37 ore, che migliora solo di un poco la media di un sequestro di minorenne ogni 35 ore registratosi nei sette anni precedenti: 1733 tra 1996 e 2002. Ciò, senza contare che secondo questa fondazione almeno il 26% dei sequestri di bambini in Colombia non sono denunciati alle autorità, per paura.
Bambini in vendita
Proprio mentre il rapporto veniva reso noto, all’ordine del giorno era il dramma di Oscar Ricaurte: un bambino di tre anni, figlio di un professore universitario 65enne. In effetti era stato l’uomo, di nome Gonzalo, a essere sequestrato da quattro uomini armati, la mattina del 19 dicembre. Ma nell’“operazione” gli avevano dovuto fratturare la fronte e una costola per stroncare il suo tentativo di resistenza, e quell’invalido sulle montagne si era trasformato in un peso. Così, il 9 gennaio hanno costretto la moglie a salire lei in montagna col piccolo, sotto la minaccia di uccidere il rapito. E lo hanno poi lasciato libero, trattenendo la donna e il bambino. Infine il 20 marzo è stata la signora a essere costretta ad andarsene da sola, sotto minaccia di una pistola. E il bambino resta tuttora in mano ai rapitori, «mangiato dalle zanzare» come racconta la madre, fin quando non saranno stati pagati 300 milioni di pesos, pari a circa 94.000 euro. Gonzalo Ricaurte è il sesto dei sette figli di una famiglia contadina, e l’unico che ha potuto studiare. Come self-made man ha avuto successo, ma il suo patrimonio arriva appena a metà di questa cifra. Ma non è necessario essere figli di gente facoltosa per venire sequestrati. Ci sono stati casi di richieste di riscatto per appena mezzo milione di pesos, intorno a 300.000 delle nostre vecchie lire. Tanto, osservano i dirigenti della Fondazione, la fatica e la spesa di portar via un bambino è minima, e l’effetto massimo. Per spezzare la resistenza dei genitori, esistono due tattiche differenti: i gruppi guerriglieri si fanno sentire a distanza di mesi tra una chiamata e l’altra; i delinquenti comuni invece fanno sentire il bambino che piange al telefono. E non c’è neanche bisogno poi di uccidere i piccoli. Se non si ricavano soldi nel modo più tradizionale, rende di più rivenderli come mendicanti o alle reti internazionali di prostituzione.
Un giornalista scomodo
La Fundación País Libre, che si occupa di assistere le vittime dei sequestri in Colombia e i loro familiari, è stata fondata dal giornalista Francisco Santos, particolarmente esperto in materia. Tra il 19 settembre 1990 e il 20 maggio 1991 restò infatti ininterrottamente incatenato, nelle mani degli uomini del famoso Cartello di Medellín di Pablo Escobar, infastidito dalle sue inchieste. In seguito, nel 2000, ha dovuto lasciare addirittura la Colombia, dopo aver scoperto che i guerriglieri di sinistra delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (Farc) stavano complottando per ucciderlo. Quando è tornato in Colombia, nel 2002, è stato eletto vice-presidente della repubblica. Il presidente è Álvaro Uribe Vélez, di cui fu il padre a essere ucciso dalle Farc in un tentativo di sequestro. La scelta del popolo colombiano di eleggerli nel 2002 al primo turno è dovuta anche a questo loro ruolo di simboli.
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