Peccati di ieri e peccati di oggi:

Di Rodolfo Casadei
21 Giugno 2001
In un libro-intervista di venticinque anni fa Luigi Giussani rispondeva ad una domanda di Robi Ronza sui “cristiani per il socialismo”

In un libro-intervista di venticinque anni fa Luigi Giussani rispondeva ad una domanda di Robi Ronza sui “cristiani per il socialismo”, che a quel tempo godevano di una certa notorietà, sottolineando che si trattava dell’ennesima riduzione unilaterale della proposta cristiana, dove all’ossessione del passato per il sesto e il nono comandamento (quelli relativi alla sessualità) si sostituiva quella per il quinto e il decimo (“non rubare” e “non desiderare la roba d’altri”). Un quarto di secolo dopo i “cristiani per il socialismo” sono scomparsi, ma l’analisi di don Giussani resta attualissima: i mediatizzatissimi preti dell’antiG8 conoscono solo i “peccati sociali”, così come certi predicatori del passato fustigavano sempre e soltanto i “peccati della carne”. La spiegazione di questo curioso parallelismo non sta nella teologia, ma nella psicologia: l’induzione del senso di colpa è uno dei meccanismi psicologici che permette di acquisire maggiore potere sulla coscienza altrui. Non di un servizio all’amore si tratta, ma di una forma di ricatto morale. I preti contestatori di oggi, come i predicatori di ieri, si concentrano sulla denuncia dell’orrore del peccato anziché sull’attrattiva della virtù. Snobbano madre Teresa, che mostrava la letizia che nasce dall’amore ai poveri, perché non denunciava il sistema che li produceva. Non si rivolgono alla libertà della persona, ma al suo rimorso. Da tutto questo difficilmente può nascere amore per gli altri, più facilmente nascerà odio di sé, con tutte le conseguenze del caso. Tocca citare il Nietzsche dell’Aurora: «Bisogna temere colui che odia se stesso, perché noi saremo le vittime della sua vendetta. Abbiamo dunque cura di indurlo ad amare se stesso».

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