A pensar male ci si azzecca
Credevamo che sarebbe piovuto, ma è in atto una violenta grandinata. Tutte le persone di buon senso erano sicure che Alfonso Pecoraro Scanio sarebbe stato un pessimo ministro dell’Ambiente, ma che amministrasse in questo modo, non lo poteva prevedere neppure il più apocalittico dei pessimisti. Va bene lo spoil system, che fa parte, sotto la dizione “orgia del potere”, del dna della sinistra, ma mai è stato praticato con tanta dedizione ed estensione; va bene il ristabilire nell’applicazione delle norme quella discrezionalità che è incompatibile con l’essenza dello Stato di diritto, ma che caratterizza da sempre il modus operandi della sinistra; va bene il procedere ad amministrare attraverso continue violazioni della legittimità: Lenin, in cui potremmo vedere il bisnonno illegittimo di Pecoraro, lo ha teorizzato come comportamento necessario. Un fatto colpisce l’osservatore: a favore dell’ambiente il ministro non ha fatto molto. Neanche come lo intende lui, secondo le idee radicali espresse negli anni Trenta da appassionati anglosassoni: persone ricche senza aver lavorato, snob, presuntuose senza motivo, razziste senza dirlo, ferocemente egoiste per natura. Caratteristiche in cui si può riconoscere la linea guida dell’operato del nostro ministro. Costoro intendevano l’ambiente come qualcosa da non modificare, perché erano soddisfatti del loro status, che ogni cambiamento avrebbe indebolito. Visione elitaria, quindi, apparentemente in forte contrasto con il paleomarxista Pecoraro. Neanche a favore dell’ambiente, con la sua visione, il ministro ha fatto qualcosa. Perché né il ministro, né i suoi collaboratori sono in grado di redigere un provvedimento accettabile dal punto di vista amministrativo. Basti un esempio: con grande enfasi mediatica il ministro nomina presidente del Coviri il professor Roberto Passino, noto per la legge omonima, con cui cumulava stipendi, e perché, come segretario dell’autorità di bacino del Po, aveva dato a Nomisma (vi ricorda qualcosa?) commesse miliardarie negli anni 90. Eppure, il prof. Passino ha espresso serie perplessità sull’accettare, perché il provvedimento «appare debole sul piano della legittimità».
Il problema di Pecoraro sta nella mancanza di cultura amministrativa, in lui e nei suoi collaboratori. I quali non riescono neanche a fare i propri interessi: una bozza di nuovo regolamento del ministero che promoveva a capo dipartimento la “penna” del ministro è stata sonoramente bocciata dagli organi di controllo. E, per fortuna, non se ne farà nulla.
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