Pentimento cinese
er la prima volta dal sedicesimo secolo, dall’epopea di Matteo Ricci, gli intellettuali cinesi si rivolgono al cristianesimo con interesse e simpatia». Gianni Criveller, missionario Pime a Hong Kong da dodici anni, si esprime col linguaggio austero e irreprensibile dello studioso, ma soddisfazione e un senso di rivincita trapelano dalle sue parole. Da oltre mezzo secolo i missionari cristiani non sono accetti nella Cina continentale, ma da una dozzina di anni nelle ufficialissime università statali si svolgono corsi di studi cristiani, e lui è l’unico sacerdote cattolico di tutto il mondo puntualmente invitato a svolgere lezioni e seminari di cristianesimo al cospetto di studenti e professori delle facoltà di filosofia, studi umanistici, scienze religiose. Gli “studi cristiani” sono uno dei fenomeni di maggiore rilievo nel mondo accademico cinese contemporaneo.
La tradizione antireligiosa cinese è ben nota, specialmente nei riguardi del cristianesimo. Nella Cina imperiale prima e comunista poi migliaia di missionari (compresa una decina di confratelli di padre Criveller) sono stati martirizzati nei modi più crudeli, e una gran quantità di cristiani locali sono stati trucidati. Alla luce di ciò quel che sta succedendo nelle università è sorprendente, ma solo se si dimenticano due passaggi essenziali. «Gli intellettuali cinesi – spiega Criveller – sono stati traumatizzati da due vicende: la Rivoluzione culturale e la repressione di piazza Tien-An-Men. Quelle due esperienze hanno segnato ai loro occhi prima il fallimento del maoismo, e poi quello del riformismo di Deng Xiaoping. Si sono messi alla ricerca di nuove vie, e così sono arrivati al cristianesimo. Tutti i cinesi vengono educati all’idea che la religione è un’aberrazione dello spirito, è una superstizione antiscientifica; e che il cristianesimo è stato uno strumento della penetrazione imperialista in Cina. Ma chi frequenta gli “studi cristiani” scopre che il cristianesimo è al cuore dello sviluppo della civiltà occidentale, che non è affatto nemico della ragione e della crescita sociale. Quello che però li colpisce di più e cambia i loro pregiudizi è l’approccio con l’arte sacra, come quella di Raffaello e Michelangelo: se i soggetti religiosi hanno ispirato tanta bellezza, pensano, non possono essere una cosa da disprezzare».
Identikit dei “cristiani culturali”
Le università cinesi che tengono corsi di cristianesimo sono dodici, la prima è stata l’università Zejong di Pechino nel 1991. Padre Criveller viene invitato attraverso l’Istituto di studi sino-cristiani di Hong Kong di cui è guest professor, l’unica realtà a cui si rivolgono le autorità accademiche cinesi. L’istituto è sponsorizzato dalla Federazione luterana mondiale, e tranne Criveller tutti gli insegnanti spediti in Cina sono protestanti. Alla fine, fra le migliaia di studiosi cinesi del cristianesimo contemporanei alcune centinaia possono essere definiti “cristiani culturali”, che hanno nel cristianesimo un punto di riferimento intellettuale, morale o spirituale. Per alcuni di essi non è importante la verità religiosa del messaggio, ma il suo contenuto morale, visto come l’ancora di salvezza della società cinese in trasformazione. Altri invece approdano ad un’adesione piena all’annuncio cristiano, che però vivono al di fuori di qualsiasi contesto ecclesiale per varie ragioni: non vogliono entrare nella Chiesa clandestina per non essere estromessi dall’università e non aderiscono alla Chiesa ufficiale, filo-governativa, perché la giudicano un’istituzione politica e non autenticamente evangelica; sono scandalizzati dalle divisioni fra i cristiani, dalla frammentazione delle denominazioni che secondo loro rende priva di significato la partecipazione istituzionale. «Liu Shao Bong, il “padre” dei cristiani culturali – dice Criveller – un giorno ha detto: “Siamo come Simone Weil, cristiani senza battesimo e senza Chiesa”. Poi però si è fatto battezzare in Svizzera da un pastore protestante. E a me personalmente è accaduto più di una volta di sentirmi dire da uno studente: “Professore, ho deciso di chiedere il Battesimo”. L’ultima volta che mi è capitato è stata una vera sorpresa, si trattava di una delle traduttrici delle lezioni: era raggiante».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!