Non solo l’amnistia per i catalanisti, ma pure le pene ridotte ai terroristi dell’Eta e minori tutele per le forze dell’ordine. Il premier è pronto a concedere qualunque cosa per non perdere voti in parlamento
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez (foto Depositphotos)
Quindici mesi dopo le elezioni che contro le previsioni gli hanno permesso di presiedere il terzo governo spagnolo di fila, Pedro Sánchez infila uno dopo l’altro disastri di pubbliche relazioni, compromessi politici con le forze che intendono disgregare l’unità della Spagna, attentati allo Stato di diritto, e i sondaggi segnalano il corrispondente indebolimento del sostegno popolare al suo partito e alla sua coalizione di governo e il rafforzamento dell’opposizione, ma il leader del partito socialista (Psoe) non se ne cura più di tanto: in parlamento non ci sono le condizioni per una sostituzione del suo esecutivo, e questo significa che le prossime elezioni politiche non si terranno prima del 2027, a meno che lui stesso non decida di anticiparle quando la risacca attuale dovesse cessare.
I favori ai catalanisti
Il governo Sánchez III è composto da ministri del partito socialista e di Sumar, che a sua volta è una coalizione di venti partiti di sinistra radicale in parte nazionali e in ...