Perché?
Rovesciare tutto. Tra il comico e il tragico si muove il ragionamento secondo il quale se a compiere violazioni dei diritti umani sono le democrazie ci troviamo di fronte ad uno scandalo senza giustificazioni, mentre quando a farlo sono le dittature o i terroristi (ciò che sempre avviene) questo rientra nella logica delle cose e va in un certo senso accettato con rassegnazione. Dal che consegue che basterebbe dichiararsi dittatori o terroristi per poter fare tutto quello che si vuole senza subire la condanna morale riservata ai sistemi democratici. Si tratta di uno dei prodotti avvelenati di quell’ipocrisia generalizzata che con Abu Ghraib ha mostrato il suo volto più sconcio: la democrazia come aggravante, la dittatura come attenuante. Il mondo capovolto di nuovo e sempre.
Il problema, evidentemente, è che siamo sotto elezioni, e che secondo gli ultimi sondaggi il “triciclo” del centro-sinistra sta perdendo velocità per un’emorragia di voti verso la sinistra pacifista. La vicenda delle torture americane, allora, diventa un pretesto per giustificare una rettifica di linea volta a recuperare consensi: per ragioni morali non possiamo partecipare a una missione militare capeggiata da torturatori, quindi tutti a casa. Che questo faccia il gioco di Al Qaeda, di Moqtada Sadr, dell’ex Baath, di quanti vogliono far fallire la stabilizzazione dell’Irak è solo un dettaglio: per l’estrema sinistra italiana (Occhetto & Di Pietro, Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione comunista) l’unica cosa che conta è vedere sconfitti gli Stati Uniti, per il centro-sinistra l’unica cosa che conta è battere Berlusconi alle europee. Per questo ci si arrampica sugli specchi accusando senza prove il governo italiano di connivenza con le torture. E chi è che alza la voce? Gente come Diliberto, alleato con tanto di patto firmato ufficialmente coi comunisti cubani, da sempre dediti a torture e maltrattamenti nelle carceri dell’isola; gente come Antonio Di Pietro che per anni ha usato la carcerazione preventiva come forma di tortura per estorcere confessioni; gente come Dario Franceschini, che quando era democristiano non aveva niente da obiettare al fatto che l’Italia stesse nella Nato assieme alla Turchia, paese notoriamente rispettoso dei diritti dei detenuti. A tutti questi farisei va ricordato che negli Stati Uniti può succedere che uno sconosciuto soldato Joe Darby metta in crisi l’intero sistema della detenzione militare e i massimi responsabili politici del suo paese semplicemente facendo rapporto ai superiori sugli abusi di cui è stato testimone. Nel mondo comunista di ieri (Unione Sovietica) e di oggi (Cuba) e nei paesi arabi non è mai successo, né può succedere.
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