Perché ai Cohn-Bendit preferiremo sempre i sinceri bestemmiatori

Di Tempi
05 Aprile 2007

Dice un filosofo francese che l’incarnazione dell’ideologia che comanda oggi in Europa è rappresentata dalla figura di Daniel Cohn-Bendit, gran libertino, ex leader del ’68, 62 anni, capogruppo dei Verdi a Bruxelles: «Parla contemporaneo. Pensa contemporaneo. Respira contemporaneo. Si esprime in una lingua del suo tempo sui problemi del suo tempo, con le parole e le idee del suo tempo». Ovviamente è il testimonial di tutto e di più. Dal matrimonio gay all’eutanasia. Dall’aborto quando ti è più comodo abortire al divorzio sprint. E cosa può fare il richiamo a certi princìpi, anche di realtà, di autorità, di comunità, davanti alla performance dei tanti volti del piacere come principio guida del conformismo dominante? Di per sé ben poco. A meno di una esercitata volontà al vero (educazione molto rara e in crisi al giorno d’oggi), l’accidia spadroneggia sempre ed è sempre al servizio del conforme, dell’utile e del dilettevole. Per questo certo pensiero cattolico che ha creduto di andare incontro al mondo moderno cercando di mediare con le idee del suo tempo e molto adattandosi alla mentalità del tempo (sì, certo, con l’ottima intenzione di non provocare “scontri di civiltà”, muri contro muri, eccetera) poi alla fine ne è inglobato, marginalizzato e, tutt’al più, collocato al posto giusto per raccattare un po’ di consenso da quella parte di vecchi parrucconi. Davanti alla sfida del piacere non c’è altra risposta possibile che quella di un piacere più grande, più duraturo e, al limite, per sempre. È questo il livello di sfida portato da Gesù Cristo: «Chi mi segue avrà il centuplo quaggiù e l’eternità». Passando da quella croce lì, scandalo per i giudei e follia per i pagani? Roba da matti, sì. Ma perché un bestemmiatore come Huysmans (qui a pagina 46) ha visto e toccato e annunciato anche a noi che o si passa di lì o non si va da nessuna parte? Buona Pasqua, amici.

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