Perchè Bush è più in sintonia con i cattolici che con i repubblicani
I media americani sono concentrati sul problema dell’immigrazione – la “minaccia messicana” – che oggi si condensa nella seguente domanda: chi trae vantaggi politici dal problema immigrazione?
Gli indizi che si sono visti questa settimana non sembrano promettenti per coloro che sostengono le proposte del presidente George W. Bush. Vale a dire: rafforzare la sicurezza dei confini, arrestare ed estradare gli immigrati clandestini con precedenti penali, imporre le leggi che proibiscono l’assunzione di lavoratori privi di documenti, ma offrendo allo stesso tempo ai lavoratori stranieri già presenti sul territorio statunitense un permesso che possa consentirgli di rimanere in Usa e di iniziare le pratiche per la loro legalizzazione. Nello Utah (dove il presidente messicano Vicente Fox ha fatto recentemente una visita e ha appoggiato la legalizzazione degli immigrati clandestini), il governatore ha ritenuto politicamente consigliabile eliminare dal sito internet dello Stato le pagine web in spagnolo che spiegavano i servizi disponibili per gli immigrati. I predicatori evangelici continuano ad agitare lo spettro di un “complotto cattolico” per impadronirsi del paese e, sebbene la maggior parte della gente non vi dia credito, queste posizioni non sono altro che una versione più estrema delle preoccupazioni espresse da coloro che vedono nell’immigrazione ispanica una minaccia per l’identità americana. Il fatto è che l’identità cattolica di quasi tutti gli immigrati cattolici rappresenta un importante elemento del dibattito, anche se la correttezza politica impedisce di riconoscerlo apertamente.
è vero che i vescovi cattolici sono schierati sul fronte liberal del dibattito, ma la loro influenza sugli elettori cattolici non sembra essere decisiva. Un recente sondaggio indica che l’opposizione cattolica nei confronti di una concessione di immunità ai lavoratori privi di documenti è altrettanto forte di quella espressa da molti altri americani (il 49 per cento dei cattolici si oppone alla posizione dei vescovi, il 34 per cento è d’accordo, e il 15 per cento si dichiara incerto. Il 52 per cento della popolazione americana nel suo complesso si oppone all’amnistia, e il 32 per cento la sostiene).
Una lettera pastorale pubblicata tre anni fa dai vescovi americani e messicani afferma esplicitamente che gli ispanici non pongono alcuna minaccia all’identità americana, perché la cultura ispanica, «esattamente come la cultura americana, è fondata sulla fede in Gesù Cristo». Ma questo è precisamente ciò che è stato sempre negato dai protestanti anticattolici. Il cattolicesimo per loro non è cristiano, sicché gli immigrati cattolici sono considerati una minaccia tanto quanto i musulmani. Il sostegno dei vescovi cattolici alla proposta di amnistia è considerato come una prova della “immoralità” cattolica e della sua tendenza a incoraggiare l'”illegalità”. Sfortunatamente, i repubblicani conservatori cattolici sembrano essere totalmente inconsapevoli di questa dimensione del problema. Per molti, è sufficiente che i democratici sostengano l’amnistia, dato che questi sono i liberal che appoggiano l’aborto, il matrimonio gay, eccetera.
La questione rimane aperta: perché il presidente Bush si trova più in sintonia con la posizione dei vescovi che con quella dei repubblicani conservatori?
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