Perché il partito democratico seppellirà definitivamente il cattolicesimo politico
Del passaggio dal cattolicesimo “politico” a quello “trasversale” aveva parlato Pietro Scoppola qualche anno fa. L’Ulivo ne costituiva l’approdo parziale e il superamento. Ora il partito democratico conferma quell’epilogo. Questa storia si è consumata al punto di intersezione di tre dinamiche: quella della sinistra italiana, quella del sistema politico, quella della Chiesa universale. I tentativi di sottrarsi a questo destino, fondando partitini o correnti simil-democristiani, appaiono fallimentari. Quali le cause? La secolarizzazione delle società? L’iniziativa politica diretta della Chiesa? La bipolarizzazione del sistema politico? A seconda delle rispettive risposte, si ipotizzano rifondazioni diverse del cattolicesimo politico: costruire movimenti di recristianizzazione, praticare un cattolicesimo “adulto”, tornare al sistema proporzionale.
Qui si sostiene la tesi che il cattolicesimo politico abbia concluso la sua parabola, come altre ideologie del Novecento, e che le cause vadano cercate all’interno del paradigma costitutivo del cattolicesimo politico. Il paradigma è quello di Maritain di Umanesimo integrale o, almeno, della sua vulgata. La distinzione dei piani tra natura e sovrannatura, su cui è fondata l’autonomia dell’agire politico cattolico, ha finito per generare sul terreno dell’azione storica una sorta di sdoppiamento culturale. Il rifiuto della res publica cristiana di Pio XII, con il suo tipico intreccio tra potere clericale e potere politico, ha prodotto, per eterogenesi dei fini e per reazione eccessiva, una sorta di “autonomia del politico” fino all’abbandono della presenza culturale nelle strutture educative, nelle università, nelle case editrici, nei giornali, nella cultura. La centralità della conquista e della gestione dello Stato, in competizione difensiva con il Pci, è causa e conseguenza di quel vuoto culturale. Laici e marxisti hanno lavorato nella società civile, i cattolici nella politica e nello Stato. E il collateralismo cattolico? Ha condiviso la stessa cultura del cattolicesimo politico.
Lo stesso si può dire dei parroci e dei vescovi. Avendo cessato di essere soggetto culturale, i cattolici hanno perduto irreversibilmente la soggettività politico-partitica. Parce sepultis! Resta del tutto aperto e drammatico il tema della presenza della tavola di valori cristiano-liberali nella società italiana e nel suo sistema politico. Nessuno dei due schieramenti ne ha il monopolio, tutti e due ne hanno urgente bisogno.
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