Perchè la pretese di Gheddafi sono fuori tempo massimo
Opportunista e petulante come un mercante di un souk, il leader libico Gheddafi ha colto l’occasione rappresentata dall’affare Calderoli per riaprire l’annosa controversia del risarcimento alla Libia per i danni causati dal colonialismo italiano (1911-1943). Il quale non è stato certamente bonario come tanti credono (la repressione della ribellione anti-italiana da parte del maresciallo Graziani causò decine di migliaia di morti), ma niente affatto rapace. La ricchezza creata in loco è stata molto superiore a quella portata all’esterno. Quando nel 1956 l’allora re Idriss firmò con l’Italia l’accordo di risarcimento che Gheddafi, salito al potere, ha denunciato, il grosso del trasferimento di risorse non riguardava tanto i 5 milioni di sterline che l’Italia versava alla Libia, ma tutti i beni demaniali che ai libici venivano trasferiti: ancora oggi le autorità di Tripoli risiedono nello stesso palazzo che gli italiani costruirono per il governatore italiano, il ministero degli Esteri libico sta nell’edificio che svolgeva funzioni analoghe in epoca coloniale, ecc. Gheddafi ha poi provveduto a impadronirsi di tutti i beni dei 20 mila coloni italiani espulsi dal paese nel 1970, per un valore prossimo a 1 miliardo di euro attuali. Quando nel 1978 Gheddafi ribadì ad Andreotti, presidente del Consiglio in visita a Tripoli, che la Libia rivoluzionaria non riconosceva gli accordi firmati dal deposto re Idriss, si sentì rispondere dal divo Giulio: «Anche noi italiani di oggi non abbiamo nulla da spartire col fascismo dell’epoca coloniale».
In realtà l’unico credito giuridicamente valido che la Libia di oggi può vantare nei confronti dell’Italia di oggi è costituito dalla costruzione di un ospedale da 1.200 posti letto, promesso nel 1956 ma mai realizzato. L’autostrada costiera da Tripoli al confine con la Tunisia che Gheddafi vorrebbe, con un costo compreso fra i 10 e i 20 miliardi di euro, non sta scritta da nessuna parte. Va infine notato che la Libia è l’unico paese decolonizzato del mondo che ancora chiede danni di guerra e indennizzi oltre 60 anni dopo la fine della colonizzazione. Per la verità li chiede dal 1969: l’anno in cui è salito al potere Gheddafi.
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