Perchè non abolire il quorum?
Basterebbero tre parole: togliamo il quorum. Perché un referendum possa cancellare una legge decisa in Parlamento si devono raccogliere e autenticare almeno 500 mila firme autentiche (quelle in stile Mussolini ovviamente non valgono). Poi il quesito deve passare dalle forche caudine della Corte Costituzionale. Poi si vota.
Il Governo dovrebbe scegliere una data che dia la possibilità ai cittadini di essere informati e votare. è infatti necessario raggiungere il quorum, cioè la partecipazione del 50 per cento più uno degli elettori perché, a prescindere dal risultato, il referendum sia valido.
Nel 1948 i padri costituenti potevano prevedere che la popolazione sarebbe cresciuta. Eppure decisero di fissare le firme necessarie per indire i referendum. Ma non era allora prevedibile che l’affluenza alle urne calasse vistosamente, mentre oggi è fisiologico che non voti un quarto degli elettori. Per far fallire le consultazioni è sufficiente convincere un altro 25 per cento ad andare al mare ed è più facile farlo scegliendo una data balneare per il giorno delle votazioni. Chi riconosce il valore delle consultazioni popolari, occasione di dibattito e quindi di crescita per il paese, dovrebbe darsi come priorità quella di liberare i referendum oggi sequestrati sotto gli ombrelloni.
Come riscatto si potrebbero raddoppiare a un milione le firme per presentare la richiesta abrogativa. Nel frattempo andrebbero cancellati dalle liste elettorali i cittadini di 130 anni, che difficilmente resusciteranno in tempo per votare.
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