PERCHÉ NON VOTERÒ KERRY

Di Lorenzo Albacete
28 Ottobre 2004
La notte scorsa ho visto allà televisione uno speciale di un’ora dedicato alla campagna elettorale del 1960

La notte scorsa ho visto allà televisione uno speciale di un’ora dedicato alla campagna elettorale del 1960 tra il vicepresidente Richard Nixon e il senatore John F. Kennedy. Mi ha risvegliato molti ricordi. Fu la prima campagna politica alla quale partecipai direttamente, distribuendo volantini pro-Kennedy alla mia università, per quanto fossi ancora troppo giovane per votare. Non appena raggiunta l’età, mi registrai con i democratici e votai per Lyndon Johnson contro Barry Goldwater. Di fatto, il solo adesivo che abbia mai appiccicato sulla mia macchina è stato quello di un’organizzazione chiamata “Scienziati e ingegneri per il presidente Johnson”, della quale ero membro. Eravamo preoccupati dall’aggressivo anticomunismo di Goldwater, e temevamo che avrebbe impiegato le armi nucleari in Vietnam e ovunque lo avesse ritenuto necessario. Una frase pronunciata durante il suo discorso per l’accettazione della nomination alla convention repubblicana ci terrorizzò: «L’estremismo in difesa della virtù non è una colpa». Ci sembrò che riconoscesse in questo modo di essere un estremista. Io non ero certo un pacifista: a quel tempo lavoravo per il Dipartimento della Difesa, contribuendo all’impegno degli Stati Uniti in Vietnam. Mi sembrava semplicemente che non si potesse affidare a Goldwater un’autorità così grande. Il partito repubblicano mi sembrava anche insensibile ai bisogni dei poveri e degli immigrati. Soprattutto, i democratici di Johnson sostenevano la lotta degli afroamericani per il riconoscimento dei loro diritti civili. I repubblicani continuavano a parlare di sussidiarietà e di diritti degli Stati; ma la verità è che senza l’intervento del governo federale non si sarebbe potuta vincere la battaglia per i diritti civili, o perlomeno non allora.
Rivivendo quei giorni attraverso le immagini e i racconti dello speciale televisivo, mi sono reso conto di quanto mi manchi il fatto di potermi orgogliosamente identificare come un democratico. Capisco perché i democratici sono così terrorizzati dal modo in cui Bush usa la potenza militare americana, così come dal terrificante atteggiamento dei suoi principali consiglieri su questioni di poltica estera e interna, compresa la loro evidente disponibilità a sacrificare alcune libertà civili. Era esattamente quello che sentivo io nei riguardi di Barry Goldwater. E, con mio grande stupore, ho visto una macchina con l’adesivo “Scienziati e ingegneri per Kerry”. Tuttavia, John F. Kerry non è John F. Kennedy, e oggi il partito democratico non è più quello della mia gioventù. Il punto di rottura è senza dubbio la questione dell’aborto in quanto tema decisivo di una ideologia completamente cieca sulla verità di ciò che significa essere una persona umana. Non credo che una rielezione di Bush metterà fine alla pratica dell’aborto, e non sono neppure un elettore che vota sulla base di una sola questione. So che i repubblicani traggono un vantaggio politico da tale questione, ed è per questo motivo che non mi sono registrato come repubblicano. Ma il partito democratico oggi è stato monopolizzato da un’ideologia che non riesce a vedere l’umanità degli esseri umani, e si interessa soltanto di un’astrazione costruita dai suoi stessi pregiudizi.
Questa settimana la gente parla di cosa succederà ai partiti repubblicano e democratico se i loro candidati perderanno le elezioni. I repubblicani, si dice, rimarrano esattamente uguali. I democratici invece devono cambiare. Forse potrò votarli ancora e rivivere di nuovo i giorni della mia giovinezza!

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