PERCHE’ UN SECONDO OTTO PER MILLE
L’intervento dell’onorevole Giulio Tremonti alla Camera dei deputati
il 25 gennaio 2005
Perché non un altro otto per mille? Perché, oltre al primo otto per mille (che resta naturalmente invariato ed autonomo nel suo titolo e nelle sue modalità di attribuzione e funzionamento), non si mette in campo un secondo otto per mille, a favore del volontariato e della ricerca scientifica? È, questo, partendo dal presente, un modo per andare incontro al futuro. Un modo per sostenere le due sfide che dobbiamo prepararci ad affrontare: la sfida demografica e la sfida scientifica.
La sfida demografica
Il Welfare State, invenzione sociale della seconda metà dell’altro secolo, concepito per portare l’uomo “dalla culla alla tomba”, è in crisi: produce insieme poche culle e poche tombe. Non ci si può illudere: si deve cambiare. Non si può pensare di entrare nel futuro solo conservando invariati i vecchi meccanismi. Per cominciare a cambiare non serve molta fantasia. Basta non essere ciechi. Basta guardare nell’esistente, per valorizzarlo. Fonte Istat: più di 4 milioni di italiani lavorano nel terzo settore. Cosa vuol dire? Vuole dire tante cose. Tra l’altro, vuole dire che quanto lo Stato garantisce, in termini di orario di lavoro ridotto o di età di pensione anticipata, la società lo “restituisce” trasformando il “tempo libero” e l’“età di riposo” legale in forme sempre più intense di solidarietà sociale e di impegno civile. La generosità dello Stato sociale è dunque “restituita”, con una parallela generosità della società. Vuole dire che nella vita c’è qualcosa in più del freddo calcolo delle ore o dei coefficienti o dei parametri di conto delle rendite: ci sono generosità e passione, responsabilità ed umanità. Tutto questo è il cosiddetto terzo settore. Un settore che dà moltissimo e riceve pochissimo. Il primo settore (il privato) finanzia e con grande sforzo il secondo settore (lo Stato), quasi con la metà del suo prodotto. Il secondo settore trasferisce invece al terzo settore solo le briciole di quanto così riceve. Dare così poco, date le enormi potenzialità del terzo settore, è un’occasione sprecata ed un errore. All’opposto, dare di più, attivando un nuovo otto per mille a favore del terzo settore, non sarebbe un costo, ma un investimento. Non una spesa, ma all’opposto un risparmio. In specie, per una società che in futuro sarà relativamente sempre più vecchia e sempre meno ricca, il terzo settore è l’unica speranza per produrre, con costi limitati, ma con effetti di ritorno invece quasi illimitati, la massa crescente di servizi sociali di cui abbiamo (avremo) sempre più bisogno.
(…) La soluzione più razionale è appunto nel terzo settore. Ispirata da quello che può sembrare un “pensiero laterale”, la scelta di introdurre un secondo otto per mille, allargando il campo di applicazione della “imposizione volontaria” può in effetti apparire politicamente “rivoluzionaria”. Rivoluzionaria non tanto perché ibrida nuovo e vecchio, filantropia e sussidiarietà, quanto perché rompe il monopolio della politica, trasferendo quote di potere e di responsabilità dallo Stato alla società.
Oggi, il disegno del circuito politico-finanziario è essenzialmente centrale. Si assume infatti che tutto il sociale sia pubblico, che tutto il pubblico si finanzi via bilancio pubblico, che su tutto il bilancio pubblico possa decidere solo la politica. È così che la politica fa da decisore onnipotente ed unico sull’universo della spesa pubblica: su causali, titoli, livelli, destinatari della spesa pubblica. È tuttavia, questo, uno schema superato dalla realtà: non tutto il sociale – e sempre meno sarà in futuro – è infatti statale. Se la struttura sociale è cambiata, deve cambiare anche la struttura politica. Se il ruolo della società cresce, il circuito politico-finanziario non può restare artificialmente tutto centrale. In parallelo alla realtà sociale, va disegnata una architettura politica nuova. Per una società che è sempre più matura e sempre più direttamente coinvolta nel sociale non è più solo questione di controllo democratico sul livello della tassazione. è politicamente strategico un crescente e più diretto coinvolgimento della società nelle scelte di destinazione e di gestione delle risorse pubbliche. Dentro uno scenario politico destinato a farsi in futuro sempre più complesso, la coerenza politica, tra sacrificio fiscale e consenso democratico, può essere data proprio da questo schema. Dallo schema del cittadino che gradualmente diventa padrone della destinazione dell’imposta.
Il nuovo otto per mille è coerente proprio con questo schema politico. Il contribuente viene messo nelle condizioni di effettuare una libera scelta in ordine ai soggetti che intende finanziare, perché ha conoscenza, diretta od indiretta, della loro capacità di svolgere efficacemente servizi sociali meritori. Il destinatario del welfare ha così voce in capitolo: finanzierà i soggetti efficienti, non finanzierà soggetti inefficienti. Il contribuente ritorna “padrone” di una parte dell’imposta: è lui che decide del suo utilizzo. Si consente, attraverso la libertà di scelta, un esercizio responsabile della libertà individuale. Al classico rapporto fiscale lineare, tra Stato ed individuo, si sostituisce così un rapporto triangolare, tra Stato-società-persona. Il nuovo otto per mille completa dunque e sviluppa sul piano fiscale il modello tradizionale di Welfare State, attribuendo “sovranità” al contribuente che ottiene la possibilità di concorrere alle spese pubbliche destinando direttamente una parte dell’imposta a soggetti del terzo settore che ritiene meritori. Il nuovo otto per mille si basa in particolare sul principio di sussidiarietà fiscale. Un principio che è stato recentemente identificato da alcune sentenze innovative della Corte costituzionale tedesca. Sentenze che rivalutano la centralità del valore della “dignità umana”, non pienamente garantita da logiche di tipo assistenzialistico. Modernizzando con la sussidiarietà fiscale il modello di Welfare State non si mette in discussione l’obiettivo dell’universalità dei diritti sociali. Ma si articolano e sviluppano le modalità con cui questo può essere raggiunto.
Un decreto del presidente del Consiglio individuerà annualmente i criteri soggettivi e oggettivi ed i soggetti del terzo settore che potranno entrare nel circuito del nuovo otto per mille. In questi termini lo Stato si limita a delineare la cornice giuridica funzionale all’esercizio responsabile della libera scelta del contribuente. Lo Stato svolge così essenzialmente un ruolo di garanzia, anche impedendo comportamenti fraudolenti. (…)
La sfida scientifica
(…) Sta emergendo una crescente asimmetria, tra potenzialità dell’offerta scientifica, limiti dei bilanci pubblici, necessità di finanziamento della ricerca. Per ironia della storia, il nuovo scenario di progresso si cala in una prospettiva avversa. Da un lato, la cornucopia della scienza ci offre infatti quantità vertiginose di nuovi beni e servizi. E ne determina domanda crescente. Dall’altro lato, siamo e saremo relativamente sempre meno ricchi e più vecchi. (…) In sintesi: progressi fantastici più costi stratosferici, in un contesto avverso. Da un lato, le infinite potenzialità della scienza. E la crescente domanda dei suoi prodotti. Dall’altro lato, i sempre più drammatici vincoli di bilancio pubblico. Ma la scienza non conosce frontiere. E il progresso scientifico è determinato dalle condizioni di sistema. Le scelte di politica economica sono fra queste. Siamo consapevoli del fatto che solo la ricerca può garantire l’innovazione. A questa altezza di tempo, lo sviluppo ed il futuro del paese dipendono essenzialmente da una crescita basata sull’innovazione. Il nostro paese deve incrementare il suo investimento nella ricerca scientifica. Il rischio dell’inerzia è la perdita di competitività. Non crescere, quando i competitori europei ed internazionali crescono, significa arretrare. Se la ricerca non si sviluppa, si perde una straordinaria chance per il futuro. La catena di trasmissione del sapere si interrompe. Una generazione di ricercatori invecchia senza avere la possibilità di trasmettere le conoscenze alla nuova generazione. O migra all’estero. (…) Da qui in avanti, il problema non è solo gestire l’esistente, ma anche traguardare il futuro. (…) Lo si può, lo si deve fare non solo incentivando la ricerca privata, non solo potenziando, ma anche andando oltre i tradizionali meccanismi di finanziamento pubblico gestiti interamente dallo Stato.
è proprio per questo insieme di ragioni che si propone l’estensione del’otto per mille alla ricerca scientifica, per dare ai contribuenti, nel mentre che adempiono il loro dovere fiscale, anche la possibilità di investire nel futuro proprio e delle generazioni a venire.
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