Peter Hahne

Di Scholz Christoph
25 Gennaio 2007
Il Bruno Vespa teutonico predica contro edonismo e relativismo. E la Germania, scaricata l'élite multikulti, è tutta orecchi

«I partiti, fra i quali cresce la discordia, vanno a fondo nei sondaggi. E questo vale in particolare per la Grande coalizione, dalla quale gli elettori si aspettavano molto». Celebre moderatore televisivo e importante opinionista conservatore, Peter Hahne delinea con lucidità implacabile le speranze e i sogni infranti del nuovo corso teutonico. «Ancora un anno fa – continua l’autore del best-seller dai toni fustigatori La festa è finita. Basta con la società del divertimento – si aveva la sensazione che i tedeschi fossero pronti a grandi, e persino dolorose riforme. Ma quando si tratta di passare ai fatti indietreggiano spaventati. Non c’è da meravigliarsi che il presidente della Spd Kurt Beck trovi il plauso generale quando dice che si deve rallentare il ritmo delle riforme per non oberare la gente».
Mancano dei valori di base condivisi per attuare le vere riforme, come afferma lo storico Paul Nolte?
Esatto. Non vengono spiegati in modo chiaro ai cittadini il senso e lo scopo delle riforme. La politica manca di valori, di idee e di personalità che accompagnino il popolo in piena fiducia e in modo credibile lungo una strada difficoltosa.
Il governo di Schröder e Fischer è stato dimenticato in fretta. Cosa è rimasto del progetto rosso-verde degli ex sessantottini? Il multiculturalismo è naufragato?
Evidentemente sì, lo dicono persino gli stessi vecchi sessantottini. L’ex ministro dell’interno Otto Schily (Spd) parla di «fine della beatitudine multiculturale», la presidente dei verdi Claudia Roth afferma persino che si è confusa la «tolleranza con l’indifferenza». L’errore fondamentale del progetto rosso-verde è stato quello di non aver portato avanti un dibattito vero e duraturo sui valori. Senza un’identità culturale e nazionale non avremo né l’Europa né l’integrazione. Se tutto è equivalente, ben presto diventa tutto indifferente. La gente ne ha abbastanza di questa arbitrarietà superficiale. Esige almeno gli standard garantiti dalla costituzione tedesca, e qui mal si conciliano diritti umani e matrimoni forzati, dignità dell’uomo e delitto d’onore. Il multiculturalismo è fallito perché i suoi sostenitori hanno tralasciato di definire univocamente e di combattere i lati oscuri delle culture straniere. Nessuno Stato funziona senza una cultura comune che ci guidi e ci unisca.
Anche dopo la manifestazione pacifica e felice del suo orgoglio nazionale in occasione dei mondiali di calcio, la Germania resta con il problema della nazione?
I mondiali di calcio sono stati un colpo liberatorio. Noi tedeschi eravamo quasi spaventati dal fatto di poter gioire in quel modo. La stampa estera di tutto il mondo è stata concorde: i tedeschi hanno finalmente trovato se stessi. Il buon seme di un patriottismo non forzato, gettato nell’estate del calcio, adesso deve crescere lentamente e divenire normalità, come negli altri popoli.
Malgrado l’ospitalità durante i mondiali, i sondaggi rivelano tuttora una diffusa preoccupazione per l’eccessiva penetrazione degli stranieri. La società tedesca sta vivendo una crisi di identità postmoderna?
Ci rendiamo conto di quanto filo da torcere ci diano la globalizzazione e l’allargamento dell’Europa. Infatti, solo chi ha delle radici solide, chi ha una patria e un’identità può essere cittadino del mondo. Tanto più impariamo spontaneamente ad amare noi stessi e il nostro paese, tanto più siamo attenti alle altre culture e alle altre nazioni. Il patriottismo non può essere un tema per gruppi marginali, al contrario sta al cuore della società.
Come giudica la notevole crescita di consensi dei partiti di estrema destra?
Non se ne viene a capo né con i divieti né con la diffamazione. Occorre convincere i sostenitori dei partiti di estrema destra, in prevalenza giovani, dei valori della democrazia, non tanto con paroloni, quanto con l’esempio dei fatti. I giovani vogliono essere valorizzati, vogliono avere un futuro, hanno bisogno di qualcosa di cui andare orgogliosi. Lasciare all’estrema destra temi come il paese, la patria o il patriottismo è stato un grande errore che ora ci si sta ritorcendo amaramente contro.
È vero che molti tedeschi si sentono più spaventati che minacciati dall’islam?
Fino a che punto è arrivata in Germania la deplorata autoemarginazione del cristianesimo? Bisogna chiedersi questo, perché solo chi prende sul serio la propria tradizione e la propria religione, e la pratica in modo convincente, viene rispettato dagli altri. Io non temo le forze dell’islam, ma la debolezza del cristianesimo. I giovani musulmani, che cercano appunto nell’islam la loro identità, non si prendono gioco dei cristiani che scambiano la tolleranza con l’indifferenza, semplicemente li disprezzano. Dobbiamo vigilare perché dal sogno di una società multiculturale non nasca l’incubo di una monocultura nella quale solo i musulmani vivono la loro fede.
Avvenimenti come la giornata mondiale della gioventù o la visita del Papa in Baviera trovano un enorme seguito proprio fra i giovani. L’interesse per la religione è una moda passeggera o qualcosa di più?
A mio parere si tratta di un cambiamento di tendenza, perché questo nuovo entusiasmo per la tradizione e la religione (che arriva fino ai comportamenti, ai costumi e ai rituali) non è imposto dall’alto, ma è cresciuto dal basso. I giovani ritengono che una vita senza radici stabili e fondamenta solide non abbia senso, e trovano noiosa e insignificante un’esistenza priva di valori, limiti e norme. Il segreto del Papa sta nell’aver indicato una direzione e posto delle norme che vengono subito accolte con gioia senza essere cambiate una per una. A mio parere questa è la dimostrazione che i sessantottini non hanno lasciato altro che un vuoto assoluto, ed è dagli anziani che ci si aspetta e si esige un orientamento. Ora è necessario riempire di vita le comunità e le associazioni, perché proprio i giovani vogliono vivere i valori, non a parole ma come incontro.
Lei ha proclamato la fine della società del divertimento. Da dove si riparte?
Dall’entusiasmo per il Papa, come pure dall’interesse per i rituali, siano essi il festeggiamento per la fine degli esami o per la naturalizzazione. I campionati mondiali sono stati l’esempio lampante di quello che ci manca e di quello che desideriamo: idee e obiettivi. Uomini che ci affascinano perché sono credibili. Modelli nei quali avere fiducia. È passato il tempo degli allarmisti. Abbiamo bisogno di persone che portino speranza, non che seminino dubbi. Dobbiamo imparare di nuovo che cosa è buono e che cosa è cattivo, che cosa è importante e che cosa non lo è. Abbiamo bisogno di persone che ce lo dicano e ci siano di esempio.
Qual è il ruolo dell’educazione familiare?
Il novanta per cento dell’educazione ha luogo nella famiglia, oppure non esiste. Tanti, troppi genitori hanno delegato alla scuola e agli educatori il compito dell’educazione, ma questi non possono supplire a ciò che è andato perduto nell’infanzia. La giovane generazione pagherà amaramente la brutale distruzione della famiglia e dell’educazione.
È sufficiente la prevista riforma dell’istruzione basata sui test Pisa?
L’istruzione è qualcosa di più della matematica e dell’ortografia. Ne fanno parte anche l’esperienza di vita, l’educazione sentimentale e le celebri e famigerate “virtù prussiane”. Senza diligenza, ordine e puntualità, coraggio e umiltà non si è in grado di fronteggiare la quotidianità. Se ne rendono dolorosamente conto i giovani quando si vedono precluso il mercato del lavoro. Perciò élite o prestazione non sono più “parole sbagliate”, ma attraversano una congiuntura favorevole. Nella lotta contro la catastrofe del test Pisa è decisivo anche il fatto di restituire a genitori e insegnanti la loro autorità – e che anch’essi si dimostrino delle autorità.
Nel suo discorso di Ratisbona il Papa identifica come causa importante del relativismo non solo la crisi della fede, ma anche la crisi e la riduzione della ragione. Lei che cosa ne pensa?
Le altisonanti reazioni a livello mondiale sono la migliore dimostrazione che il Papa ha affrontato un punto doloroso e ha colto esattamente nel segno. La dittatura del relativismo, nella quale tutto è indifferente, è la caratteristica principale della nostra misera società del divertimento, contro la quale mi scaglio con fermezza anche nel mio libro. La ragione in uno spazio vuoto, quindi senza misure e limiti, può portare al caos perché manca un criterio ordinatore di comprensione e di responsabilità. Per esempio la libertà della ricerca può trasformare la grazia di una scoperta in una maledizione, quando la mente scopritrice non conosce limiti, norme né responsabilità. Dal coltello alla dinamite, fino ad arrivare alla fissione nucleare, dalla ricerca sugli embrioni all’ingegneria genetica, possiamo vedere quanto il confine tra grazia e maledizione sia labile. Solo la ragione responsabile di fronte a Dio e ai suoi comandamenti ci dà la libertà di studiare e preservare il creato in armonia con il creatore. Quando l’uomo non sa più stare al secondo posto è subito il caos. E allora il divertimento è davvero finito.

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