Più arte, meno canzonette

Di Tempi
22 Marzo 2007

È stata licenziata dal Santo Padre il 22 febbraio e presentata l’11 marzo dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, e da monsignor Nikola Eterovi´c, segretario generale del Sinodo dei vescovi. Al centro dell’esortazione apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis ancora una volta c’è il tema dell'”amore”. Che dall’enciclica Deus caritas est al messaggio quaresimale 2007, si conferma inseparabile dal tema della “verità”. L’esortazione è suddivisa in tre sezioni ed è composta da oltre 30 mila parole e da 256 note al testo. Il che spiega già quanto siano sembrate strampalate le dichiarazioni di certi esponenti del governo Prodi che, come Enrico Boselli, hanno legato l’intervento pontificio all’agenda politica italiana ed evocato la figura di un papa che «minaccia la laicità dello Stato». Il documento papale, ha spiegato il cardinale Scola, «raccoglie, conferma e approfondisce quanto è stato comunicato, dibattuto e approvato lungo tutto l’itinerario sinodale». Indetto da Giovanni Paolo II nel 2004, il Sinodo eucaristico ha avuto il suo clou nei lavori assembleari di Roma dell’ottobre 2005. La prima esortazione apostolica di papa Ratzinger è dunque frutto di almeno tre anni di riflessione della Chiesa universale. E di una collegialità riconoscibile dagli interventi liberi in aula voluti per la prima volta da Benedetto XVI. Innovativa è l’affermazione della centralità dell’azione liturgica nella vita della Chiesa. E le disposizioni in materia di “arte di celebrare la liturgia” e delle modalità suggerite per favorire un’attiva partecipazione del popolo. Di qui il richiamo alla cura della liturgia, perché non sia stravolta da stravaganze o forme di modernariato che travisano la riforma del Concilio Vaticano II. Il Papa arriva a indicare almeno una cinquantina di proposte pratiche di carattere liturgico-pastorale. Dalla collocazione del tabernacolo in chiesa, all’architettura del tempio cattolico. Dall’invito allo studio della storia dell’arte, alle modalità con cui si recitano le preghiere e si scambia il gesto della pace durante la Messa. Dalla valorizzazione della lingua latina, che il Papa «raccomanda» diventi in pratica la lingua dei seminaristi e venga utilizzata nelle celebrazioni liturgiche, all’invito alla ripresa del canto gregoriano. E qui la richiesta di cambiare musica ai cultori dello stile sanremese in chiesa è chiara e forte: «Evitare la generica improvvisazione o l’introduzione di generi musicali non rispettosi del senso della liturgia».

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