Più che il morbo ne uccide l’infelicità

Di Tempi
19 Luglio 2000
Il grafico della settimana

Gli aedi delle magnifiche sorti e progressive dell’umanità, che già hanno preso in mano le loro cetre per cantare il quasi-trionfo dell’uomo sulla morte grazie ai miracoli della genetica, faranno bene a sospendere la festa: negli stessi giorni in cui Blair e Clinton annunciavano al mondo le meraviglie del genoma, a Ginevra l’associazione mondiale di psichiatria teneva il suo congresso su un argomento tabù: il suicidio. Fondandosi su dati raccolti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), gli psichiatri riuniti a Ginevra hanno annunciato che nel corso di quest’anno 1 milione di persone commetterà suicidio in tutti i paesi del mondo, causando così un numero di morti molto maggiore di quello prodotto annualmente dalle guerre in corso sul pianeta.

Oltre a diffondere le statistiche da cui si deduce quali siano i paesi dove il fenomeno risulta più diffuso (soprattutto gli stati baltici e dell’ex Unione Sovietica), il congresso ha attirato l’attenzione su alcune tendenze particolarmente allarmanti: risulta infatti che fra il 1950 e il 1995 il tasso dei suicidi sia aumentato nel mondo del 60 per cento, passando da 10,1 ogni 100 mila persone a 16. L’incremento, per la precisione, è quasi tutto maschile: fra gli uomini il tasso è passato infatti da 16 a 24 ogni 100 mila maschi, mentre fra le donne è cresciuto solo da 5 a 6 ogni 100 mila.

Altro dato angosciante è rappresentato dal fatto che l’età media dei suicidi si è molto abbassata negli ultimi 45 anni: mentre tradizionalmente il suicidio incideva soprattutto fra i maschi sopra i 65 anni, adesso in un terzo dei paesi i giovani sono la categoria più a rischio. Il suicidio è la terza causa di morte nel gruppo di età compreso fra i 15 e i 35 anni. Mentre nel 1950 solo il 44 per cento delle persone che avevano meno di 45 anni commetteva suicidio, nel ’95 la percentuale era salita al 53 per cento.

Ci sono anche dei dati sconvolgenti a “livello regionale”: normalmente il tasso di suicidio fra le donne, per natura più sensibili alla vita, è molto più basso che fra gli uomini; non così in Cina, dove le donne suicide (17,9 ogni 100 mila) sono più degli uomini (14,3). E lo stesso si può osservare in confronti transnazionali: il tasso di suicidi femminili di Cuba (14,9) e Russia (13,7) è più alto del maschile in Italia (12,7) o in Gran Bretagna (11).

La morale è fin troppo semplice è scontata: dopo tanti sforzi per allungare la durata della vita umana, pare essere giunto il tempo di tornare ad occuparsi del senso della vita. Se non vogliamo che a far festa siano solo i profeti dell’eutanasia.

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