Più del telefonino potè la spranga

L’ entusiasmo per il nuovo che avanza non mi sorprende figurante in piazza. Anche perché, normalmente, i grandi rinnovamenti vengono accompagnati, in questo simpatico paese, dal tintinnio delle manette, dal gran ballo delle tricoteuses del giustizialismo, dalle salve di articoli moralisticheggianti dei soliti noti. E poi, alla fine, diciamolo, in ceppi ci finiscono solo un paio di fessi e quindi la piazza pulita non è mai piazza pulita. Così è avvenuto per lo scandalo del calcio.
Ma quello che non mi ha mai entusiasmato in questa vicenda è che si è dimenticato che lo scandalo del calcio non sono solo i traffici (più o meno leciti) di Lucianone Moggi, non è solo l’arbitro (più o meno) venduto, non è solo la partita (più o meno) truccata. La vicenda della Lazio, che ha portato alla richiesta di arresto per Giorgione Chinaglia, svela (svela?, ma lo sanno tutti), che il vero scandalo del calcio sono le tifoserie violente, sono le tifoserie che sono così potenti, o si sentono tali, da voler controllare le società che già ricattano. Minacciano dirigenti, menano giornalisti. Luciano Moggi, Antonio Giraudo e l’arbitro Massimo De Santis sono andati, ma tutti gli altri stanno al loro posto. Soprattutto quelli che, al posto del telefonino, usano la spranga. E io francamente preferisco sempre una partita truccata a una testa spaccata.

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