Più importante degli aiuti, aiutarsi da sè

Dopo grande rullare di grancassa, il G8 del luglio scorso si è concluso con il varo di un pacchetto di 50 miliardi di dollari addizionali di aiuto all’Africa, con la cancellazione del debito estero di 18 paesi poverissimi altamente indebitati (quasi tutti africani) e con l’impegno dei paesi della Ue di aumentare i propri aiuti pubblici allo sviluppo fino allo 0,56% del Pil nel 2010 e fino allo 0,7% nel 2015. Ammesso e non concesso che questi impegni siano effettivamente rispettati, la loro attuazione gioverà all’Africa oppure no? Molti sono scettici. William Easterly, economista ex ricercatore alla Banca Mondiale, ha fatto notare che negli ultimi 40 anni i paesi industrializzati hanno fornito all’Africa sub-sahariana 450 miliardi di dollari Usa al valore di oggi, ma fra il 1975 e il 2003 il reddito reale pro capite medio è sceso da quasi 2.000 a poco più di 1.500 dollari all’anno, e la speranza di vita alla nascita nel 2003 stava a 45 anni come nel 1972. Che cosa non ha funzionato? In mancanza di uno Stato efficiente, l’aiuto può fare più male che bene.
Come dimostra il fatto che il 40% di tutti i risparmi africani sono depositati all’estero (chiara indicazione del fatto che buona parte dei soldi non sono stati usati per lo sviluppo, ma per l’arricchimento personale). Ma ci sono anche altri effetti perversi: un aumento improvviso degli aiuti spinge verso l’alto i tassi di cambio della valuta locale e il costo del lavoro della manodopera qualificata: ciò rende meno competitive le produzioni di un paese e fa perdere alle sue esportazioni quote del mercato internazionale ovvero ritarda il boom dei settori manifatturieri. Secondo uno studio dell’economista indiano Sanjeev Gupta ogni dollaro in più di aiuti fa perdere allo Stato 28 centesimi in entrate fiscali: i cittadini conteranno di meno nelle decisioni politiche. Infine, nessuno dei tre paesi asiatici poveri che hanno conosciuto forti tassi di crescita negli anni Novanta e nel primo decennio del XXI secolo hanno basato sugli aiuti il loro boom: Cina, India e Vietnam sono decollati grazie alle riforme economiche interne.

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