Piccola biblioteca tascabile
Friedrich Nietzsche invocava la fedeltà alla terra, ma non ci credeva. Anzi, tutta la sua filosofia, a partire dall’esaltazione del “Cristo mite” giocata contro la “durezza” di san Paolo primo teologo, puzza lontano un miglio di spiritualismo da fraticello. Abbiamo pensato questo breve spazio solo come un richiamo alla realtà, suggerendo qualche buon autore che, se non scordato sotto l’ombrellone, potrebbe addirittura – udite, udite! – fare capolino dalla borsa l’anno scolastico prossimo. Primus Gilbert Keith Chesterton, deinde Clive Staples Lewis, maestri. Poi Flannery O’Connor (vedi questo stesso numero, p. 63). Da riscoprire assolutamente è Gabriel Marcel, che definire con l’ossimoro “esistenzialista cristiano” è intelligente quanto descrivere la vita alla sequela di Cristo “una religione” o (solo) “una dottrina”. Quindi Gustave Thibon. Per leggerlo si faticherà forse un po’ (occorre andare in biblioteca o cercare presso i piccoli editori), ma ne vale la pena. Che bello se le Edizioni Paoline rieditassero alcune delle straordinarie opere del francese che da troppo tempo latitano dal suo catalogo. Quindi Hannah Arendt. Chi? Una delle più acute pensatrici contemporanee, nota solo a qualche esperto e snobbata dai più. Piace poco perché, ebrea, non appartiene alla “cultura del piagnisteo”. Non che sia estranea al “mondo della sinistra”: solo che è molto, molto di più (vedi sopra alla voce riduzionismo idiota). Di lei leggete quel che volete, ma non disdegnate il sapido studio di Paolo Terenzi, Per una sociologia del senso comune. Studio su Hannah Arendt (Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro] 2002). Storia e semantizzazione dell’espressione “senso comune” assolutamente magistrale, sulla scorta della riscoperta di tale modo del filosofare che in anni recentissimi ha operato Antonio Livi (è Livi a dire la verità su Marcel, descrivendolo impegnato costantemente a «rifiutare qualsiasi filosofia nella quale non appaia la “morsure du réel” [“l’impronta graffiante del reale]”»). Niente paura, non c’è bisogno di far scendere la mano alla fondina. Leggendo, leggendo s’impara come il più nobile modo del pensiero umano sia meditare la realtà, così scoprendo pure che la più alta tradizione (dalla metafisica greca alla Scolastica, da Vico al Common Sense britannico) è solo raffinamento del “buon senso” delle cose con cui l’uomo dialoga con una verità che non si è fatto da sé. Diceva Ludwig Wittgenstein: «Voglia Dio provvedere il filosofo di uno sguardo acuto per ciò che sta davanti agli occhi di tutti». L’uomo comune: quello amato e difeso da Chesterton. Un frammento della Arendt: «Essere fedeli alla realtà delle cose, nel bene e nel male, implica un integrale amore per la verità e una totale gratitudine per il fatto stesso di essere nati». Volete studiare filosofia? Basta una sola frase della Nostra: «Da Platone e Aristotele fino all’età moderna la filosofia, nei suoi maggiori e più autentici rappresentanti, è stata l’articolazione dello stupore di fronte a ciò che è, così la filosofia moderna, da Descartes in poi, è consistita nelle articolazioni e ramificazioni del dubbio». Ah, non scordate di dialogare costantemente anche con Nicolás Gómez Dávila.
Marco Respinti
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