Piccoli ayatollah crescono
Kabul. L’estremo difensore dell’islam afghano, colui che costudisce i tesori del paese. Chi altro può essere se non il presidente della Corte suprema dell’Afghanistan, Fazl Hadi Shinwari, l’ottantenne personaggio dalle mille risorse e dai poteri infiniti? Lo incontriamo nel suo ufficio, come sempre al lavoro, giorno e notte alle prese con i mille enigmi che coinvolgono la città e l’intera nazione. «Di problemi veri e importanti, ce n’è uno che ancora è irrisolto – tiene a sottolineare Shinwari –: è che in molte province dell’Afghanistan le persone non rispettano il diritto, quello che c’è scritto nella Costituzione. Noi lì siamo disarmati, non possiamo ancora far niente. Uccidono e ci uccidono senza la possibilità di porre rimedio».
Ma la Corte suprema, lo afferma la nuova Costituzione, ha il vero potere, conta più del presidente dell’Afghanistan…
Abbiamo molte più responsabilità ora, dopo la nascita della Costituzione, che prima. Tutto è dovuto alla stesura della carta che è avvenuta nella conferenza di Bonn, un appuntamento importante per tutto l’Afghanistan.
E che cosa intende fare con lo scettro che ha in mano?
Abbiamo infinite responsabilità e dobbiamo tenere a cuore la situazione del popolo afghano secondo il Corano.
Persino nei confronti del presidente, qualunque persona egli sia, se si dovesse allontanare dall’islam, abbiamo il sacrosanto dovere di richiamarlo al dovere e in certe occasioni d’intervenire severamente.
Come nel caso di Abdul Latif Pedram (candidato che Shinwari aveva giudicato indegno di competere alle elezioni per aver dichiarato che anche le donne afghane avrebbero il diritto di abbandonare i mariti che le maltrattano, ndr)?
Esatto, ha commesso un crimine contro il Corano e lo abbiamo cancellato dalla corsa per le presidenziali. Ora la pratica è passata all’ufficio centrale organizzativo delle elezioni, che non ha ancora deciso. Glielo abbiamo chiesto, noi non abbiamo inflitto alcuna pena. Tocca adesso a loro che non hanno formulato l’accusa (l’ufficio ha infine deciso di non squalificare Pedram, ndr).
Come è il suo rapporto con il potere centrale?
Buono, molto buono e spero che possa continuare nel futuro.
E con Karzai? Può accadere che in avvenire lei possa esercitare delle pressioni sulla sua persona, che lo possa condizionare?
Certo che può accadere, dipende… Ricordi che la Corte suprema insieme alla shura (il massimo consiglio, che è composto anche dagli ulema oltre che dai politici) e al ministero dell’Interno hanno molto potere. Sono gli organi che contano di più in Afghanistan.
Lei, oltre ad aver insegnato religione, è un ulema ed è anche sunnita: conosce bene la situazione. Sarebbe interessante proporle un parallelo con l’Iran. Può succedere che l’Afghanistan assomigli a quel paese dove gli ayatollah condizionano la vita pubblica e gli organi di governo? Possono anche qui gli ulema controllare tutto e gestire il potere?
In alcuni casi assomigliamo all’Iran, ma per molti versi qui la situazione è diversa. Per esempio lì la maggioranza è sciita, qui invece ci sono i sunniti. In quel paese un uomo può prendere in moglie una donna per una notte e poi lasciarla definitivamente dopo un brevissimo periodo di convivenza, qui invece deve essere unito per tutta la vita. Inoltre deve considerare una cosa importantissima: noi in Afghanistan non abbiamo il grosso seguito che hanno gli ayatollah in Iran, soltanto poche persone ci seguono. Lì ci sono le scuole che insegnano. Sono tantissime, non come qui, ed è una differenza fondamentale.
Che ci sia già un confronto con i poteri centrali lo testimoniano i casi di Latif Pedram e di Hamid Karzai…
Già, lo stesso presidente avrebbe voluto annunciare con la propria voce il nome del nuovo presidente afghano ma noi glielo abbiamo impedito: anche su questo argomento deciderà la Corte. Inoltre dovete rammentare che il presidente Karzai non può cambiare da solo la Costituzione in Afghanistan. A questo compito provvede la shura. Soltanto la shura può modificare la carta fondamentale dell’Afghanistan.
Lo dimostra la storia che Shinwari ha lavorato a fianco dei candidati dell’Alleanza del nord: Dostum, Qanuni ed altri ancora. Adesso è ancora vicino a queste persone?
Me lo vieta la Costituzione, non posso prendere parte alla vita dei partiti politici e non sono in grado di parteggiare per l’uno o l’altro dei candidati alla poltrona presidenziale.
Ma lei come considera la vicenda irakena? Quale soluzione suggerisce a questo paese?
Terribile, è veramente terribile quello che sta succedendo. Secondo me soltanto se gli americani decidono di lasciare l’Irak le cose potrebbero aggiustarsi. C’è un presidente e un governo irakeno, sono loro che debbono adottare le soluzioni migliori per questo paese. Soltanto se gli americani dovessero lasciare l’Irak gli irakeni sarebbero in grado da soli di gestire i rapporti con Al Qaeda.
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