PIO IX , IL PAPA KATTIVO
3 settembre 2000: insieme al papa buono Roncalli la Chiesa (all’unanimità e con il solo parere negativo dell’attuale cardinale di Milano Carlo Maria Martini) ha deciso di beatificare anche Pio IX, colui che la propaganda risorgimentale definì “il vampiro del Vaticano” e che Peppino Garibaldi gratificava con la definizione di “un metro cubo di letame”. In occasione dell’approssimarsi di tale evento ecclesiale si sono ripresentati, armati di tutto punto, gli ultimi bersaglieri di Porta Pia: Scalfari, Montanelli, Pirani e altri ufficiali di complemento del vecchio esercito azionista e giacobino che hanno rinverdito (con la lodevole eccezione di Ernesto Galli Della Loggia, che in un editoriale del Corriere della Sera si è domandato perché tanto chiasso intorno a questo Papa, quando in contemporanea anche i post-comunisti stanno beatificando Nietzsche, di cui è ricorso l’anniversario della morte e “il cui micidiale antisemitismo culturale” fa fare “una figura da dilettante a Pio iX”) tutto il più vieto repertorio di anticlericalismo ottocentesco. Si aspettavano, in occasione della Beatificazione fortemente voluta da Giovanni Paolo II, un certo riguardoso silenzio dei cattolici, poche parole d’occasione da spendere per ricordare il papa del Sillabo. A guastare tutto è arrivato, con presentazione al Meeting, l’ultimo libro di Paolo Gulisano, già autore di volumi sui martiri messicani e sulla Scozia e collaboratore di queste pagine. Immediatamente si è gridato allo scandalo per la riabilitazione del papa che aveva avuto il gravissimo torto di non aver voluto fare da cappellano della rivoluzione risorgimentale, e si è sproloquiato di sanfedismi e di nuovi steccati tra laici e cattolici, ricorrendo a quella fatidica parola con cui si pone fine a qualunque discussione: revisionismo. Invece la storia di Pio IX e del risorgimento raccontata da Gulisano nel volume O Roma o morte! (editore Il Cerchio) come scrive Francesco Mario Agnoli “accomuna la precisione della ricerca storica alla scorrevolezza e piacevolezza di lettura, che lo rendono appetibile anche per i non addetti ai lavori, per chi, distratto da altre occupazioni o respinto dal ricordo un po’ disgustoso di un eccesso di melassa patriottarda, non ha più avuto occasione di rivisitare l’età risorgimentale dopo le mitizzazioni dell’insegnamento scolastico”.
Gulisano, in Italia è risaputo che non si deve parlare male di Garibaldi. Lei addirittura ha messo in discussione tutto il risorgimento…
Io ho voluto semplicemente raccontare la storia di un grandissimo papa, un gigante nella storia della Chiesa, che fu chiamato ad affrontare durante il suo lungo pontificato le sfide di una modernità che, dalla scienza alla politica, dalla cultura all’economia cercava di eliminare drasticamente la presenza del cristianesimo. Il risorgimento fu la fase italiana di questo processo rivoluzionario che si presentava come una autentica guerra contro la religione , subdola o manifesta. Pio IX intuì la portata epocale di questa sfida, e chiamò a raccolta i vescovi e gli stati maggiori della Chiesa con il Concilio Vaticano I. Era da tre secoli, dal Concilio di Trento, che la Chiesa non rifletteva in modo così radicale su se stessa, sul proprio ruolo, identità e missione. E così, come Trento aveva dato risposte al dramma della spaccatura operata in seno alla cristianità dalla Riforma, così il Vaticano I servì ad attrezzare la Chiesa ad affrontare le sfide lanciate dall’illuminismo, dal positivismo, dallo scientismo. Pio IX indica la strada della missione, di una presenza visibile e vigorosa di Cristo nel mondo. Altro che papa reazionario… Una delle maggiori accuse mosse a Pio IX fu l’attaccamento al potere temporale, il mito del Papa-Re. Pio IX difendeva ciò che non era suo, ma patrimonio di tutta la cristianità. Lo Stato Pontificio non era un potentato politico come gli altri, ma uno spazio dove il Vicario di Cristo potesse esercitare liberamente la sua missione, indipendente da qualunque potere. Papa Mastai Ferretti difese con tutte le sue forze la Libertas Ecclesiae, come avevano fatto i grandi papi del Medioevo contro le pretese egemoniche imperiali, come avevano fatto i primi martiri romani davanti alla pretesa di adorare l’Imperatore, come aveva fatto San Thomas Becket davanti alla richiesta di riconoscere la supremazia dello Stato. Pio IX raccoglie il testimone da questa tradizione e affronta gli idoli della modernità, in primis lo Stato padrone.
A proposito di Stato: Pio IX viene accusato di essersi opposto alla creazione dello stato unitario italiano.
Il Papa si opponeva a quel modello di unificazione d’Italia, che venne poi a realizzarsi: non era affatto una scelta obbligata, non era l’unica soluzione possibile e doverosa come insegnano i libri di scuola, ma era anzi la via peggiore, quella che portò allo Stato centralista, all’occupazione militare e al controllo poliziesco delle comunità locali, alla cancellazione degli antichi usi civici, delle lingue e delle culture locali, alla devastazione delle economie di intere regioni e che innescò un processo drammatico fino ad allora assolutamente sconosciuto: l’emigrazione di massa. Forse che Pio IX avrebbe dovuto accettare e avvallare tutto questo, davanti allo spettacolo delle fucilazioni di massa, dei vescovi imprigionati, dei monasteri chiusi a forza? Il Papa aveva davanti a sé lo spettacolo di una persecuzione religiosa e di una aggressione politica che si reggeva sulla truffa e sull’inganno: le annessioni dei vari stati venivano sancite infatti con dei plebisciti farseschi dove il voto a favore dell’unità era platealmente coatto.
E il Papa aveva un’alternativa a questa politica?
Pio IX si era a lungo impegnato, con tutta la diplomazia pontificia e col supporto di grandi figure come Antonio Rosmini e Don Bosco perché fosse garantita la libertà a quelli che, con un significativo plurale, chiamava “i popoli italiani”. Il Papa condannato implacabilmente come reazionario aveva invece una soluzione che oggi, a distanza di tanti anni, sembra l’unica veramente compatibile con le diverse realtà storiche, culturali e sociali italiane: la Confederazione. La Santa Sede si impegnò per arrivare ad un tale assetto politico attraverso contatti e colloqui che, mentre sembravano essere destinati al successo, vennero vanificati dalla scelta sabauda, pilotata da Cavour, del nazionalismo ad oltranza, dello stato centralista. Uno stato che, proprio in odio alla fede e per umiliare il cattolicesimo, volle conquistare a sé Roma, il centro della Cristianità, città sacra seconda solo a Gerusalemme in ordine di importanza, per farne l’imborghesita capitale di un mediocre regno di secondo piano nel panorama internazionale, benché animato dai furori visionari di chi voleva rilanciare le antiche ambizioni imperiali avventurandosi nelle follie belliche e coloniali. Si volle sradicare l’anima cristiana di Roma per imporle il laicismo mazziniano, si volle cancellare l’eredità della tradizione cattolica per restaurare il paganesimo antico-romano idolatrante l’elmo di Scipio. Si voleva che Pio IX fosse l’ultimo papa, e a questo doveva servire l’assalto del 20 settembre 1870: sconfiggere definitivamente il cattolicesimo. Pio IX con il suo sacrificio, con il suo lungo martirio, riuscì invece a salvare la Chiesa, e ad affidare ai suoi successori il compito di continuarne la presenza nel mondo.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!