Pio XII in Commissione. Propaganda

Di Gaspari Antonio
03 Novembre 2000
Esperti pregiudizialmente ostili alla Santa Sede, orchestrata fuga di notizie sui grandi organi della stampa internazionale, mezze verità mescolate a pesanti manipolazioni e falsificazioni dei dati storici. Retroscena e conclusioni dei lavori della Commissione ebraico-cristiana su Pio XII. Ecco come è fallito l’ennesimo assalto a Papa Pacelli

Era una grande opportunità per conoscere la verità storica, ma i pregiudizi sulla figura di Pio XII, una certa ideologia anticattolica e soprattutto il desiderio smisurato di mettere in difficoltà la Santa Sede, hanno compromesso la possibilità di continuare una seria e congiunta ricerca. Così dopo tre giorni di consultazioni, settimana scorsa la Commissione Internazionale di storici ebraico-cristiana si è chiusa in un clima avvelenato da polemiche, divisioni interne, accuse di slealtà e molti dubbi sul futuro dei lavori.

Una commissione poco imparziale
Fondata nell’ottobre del 1999 per iniziativa del Presidente della Commissione della Santa Sede per le relazioni religiose con gli ebrei, cardinale Edward Idris Cassidy, la Commissione di storici ha fin dall’inizio mostrato grandi ambiguità. Riserve e dubbi sui compiti, i suoi fini e la sua composizione sono stati sollevati da più parti del mondo. Già all’inizio c’era stato il giallo dei comunicati. Il 18 ottobre il cardinale Cassidy aveva annunciato che la Commissione avrebbe lavorato sugli archivi vaticani, per poi correggersi il giorno 19 ottobre con un comunicato in cui si diceva che la Commissione aveva il compito specifico di esaminare gli 11 volumi “Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale” in cui sono raccolti tutti i documenti di archivio della Santa Sede durante la Seconda Guerra Mondiale. Molte perplessità anche sugli esperti scelti a far parte della Commissione. Nonostante che le vicende da approfondire riguardassero soprattutto l’Europa e la Santa Sede, solo un europeo, Bernard Suchecky, ricercatore alla libera Università di Bruxelles, è entrato a farne parte. Robert S. Wistricht professore alla Università ebraica di Gerusalemme, è nato in Europa ma è vissuto negli Stati Uniti e in Israele. Tutti gli altri sono statunitensi. Caratteristica ancora più compromettente per una Commissione che avrebbe dovuto approfondire con imparzialità la ricerca storica, è che ben quattro dei sei membri nominati, hanno scritto libri, articoli, saggi in cui si condanna a priori l’operato di Pio XII e il comportamento della Chiesa cattolica durante l’occupazione nazista dell’Europa. Inoltre due dei tre membri di nomina cattolica, il reverendo John F. Morley, professore associato della Seton Hall University e la teologa Eva Fleischner, professoressa emerita di Montclair, Università di Stato del New Jersey, hanno più volte espresso critiche al magistero della Chiesa, con particolare accanimento contro gli insegnamenti morali. A coordinare i lavori della Commissione due statunitensi, il dott. Eugene Fisher, responsabile della Comitato per gli affari ecumenici e religiosi della Conferenza Episcopale USA e il sig. Seymour D. Reich, presidente dell’International Jewish Committee for Interreligious Consultations (IJCIC).

Tesi preconfezionate (e veline stampa)
Dopo circa un anno di consultazioni la Commissione di storici ha redatto un rapporto preliminare in cui esprime pesanti riserve sul comportamento di Pio XII e della Chiesa cattolica durante il periodo in cui è stata perpetrata la Shoah. Il rapporto preliminare formula inoltre 47 domande a cui si chiede risposta agli esperti vaticani. La Commissione ha chiesto di poter ascoltare il cardinale Pio Laghi, per vicende relative alla redazione e pubblicazione degli 11 Volumi “Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la seconde guerre mondiale”, mons. Jorge Maria Meja per la sua conoscenza degli Archivi vaticani, Mons. Jean Louis Tauran, responsabile per la Segreteria di Stato Vaticana per i Rapporti con gli Stati, Padre Peter Gumpel, relatore della causa di beatificazione di Pio XII nonché uno dei massimi esperti sulla storia di quel periodo e padre Padre Pierre Blet che insieme a Robert Graham, Angelo Martini e Burkhart Schneider fu incaricato da papa Paolo VI di raccogliere tutti i documenti presenti negli archivi vaticani e pubblicarli negli 11 volumi presi in esame. La Santa Sede, nonostante il tono critico del rapporto preliminare ha mostrato fin dall’inizio una grande disponibilità. Padre Gumpel in particolare rivela a Tempi che, pur avendo ricevuto il testo delle 47 domande solo 15 giorni prima dei lavori, ha preparato 47 dossier, raccogliendo per ogni singola domanda, tutto il materiale documentale e bibliografico esistente. Dichiarazioni, lettere, libri, saggi, dispacci, niente è stato tralasciato allo scopo di fornire risposte precise, documentate ed esaurienti. I lavori si sono svolti a porte chiuse e le conclusioni si sarebbero dovute conoscere dopo che gli studiosi avessero preso visione delle risposte fornite dagli esperti interpellati. Invece già il 23 ottobre, all’inizio dei lavori il testo completo del “Rapporto preliminare” è stato pubblicato per intero sul sito internet dell’associazione ebraica B’nai B’rith International. Martedì 24 ottobre padre Peter Gumpel è stato ascoltato per tre ore e mezzo. In questo lasso di tempo ha potuto rispondere a circa 10 domande, ma si è detto disponibile per ogni eventuale altro incontro al fine di rispondere a tutte le domande. Dopo l’audizione, nessuno della Commissione ha più cercato padre Gumpel e l’appuntamento di due membri della commissione con il padre Pierre Blet previsto per il pomeriggio di mercoledì 25 ottobre è stato cancellato senza preavviso né spiegazione. La situazione è precipitata, quando mercoledì 25 ottobre il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un servizio a tutta pagina con ampi stralci del rapporto preliminare e dichiarazioni molto aggressive da parte dei membri della commissione. Giovedì 26 ottobre i principali quotidiani italiani ed internazionali hanno riportato dei servizi a tutta pagina in cui la diplomazia vaticana guidata al tempo da Pio XII viene sospettata di compiacere la Germania hitleriana, di essere accecata dal pericolo del comunismo, di aver taciuto davanti allo sterminio degli ebrei.

Padre Gumpel: “ecco le falsità” (che abbiamo letto anche sul Corriere della Sera)
Di fronte a questo comportamento è comprensibile lo sconforto di Padre Gumpel: “Trovo il comportamento della ‘Commissione storica internazionale cattolica-ebraica’ sleale verso la Santa Sede, accademicamente inaccettabile e scorretto”. L’esperto gesuita ha raccontato che: “Il rapporto presentato dalla Commissione è preliminare e doveva essere discusso qui a Roma con persone ritenute bene informate, ma sembra che la Commissione non sia interessata a conoscere le risposte alle domande presentate. Come hanno potuto diffondere in tutto il mondo il rapporto preliminare senza aver nemmeno ascoltato le risposte agli interrogativi sollevati?”. Padre Gumpel ha ricordato che: “Non è la prima volta che la commissione si rende colpevole di una fuga di notizie. La stessa cosa è accaduta il 4 agosto quando il giornale israeliano Haaretz, ha pubblicato un servizio in cui si diceva che: ‘attivisti ebraici e leader europei hanno visto il rapporto preliminare’, mentre noi studiosi ed esperti a Roma l’abbiamo avuto appena 15 giorni fa. Trovo questo comportamento sleale e disonesto”. Secondo Gumpel non si tratta solo di un comportamento scorretto, la cosa più grave è che nel formulare le domande e nel redigere le conclusioni del Rapporto, la Commissione ha commesso una chiara manipolazione dei testi inventando fatti e cambiando addirittura il senso delle parole scritte. Per esempio la Commissione sostiene che tramite Montini Pio XII approvò le leggi antisemite di Petàin. Un’asserzione riportata da tutta la stampa italiana. Gumpel ha spiegato che: “Si tratta di un falso clamoroso! In seguito alle leggi razziali ci furono proteste organizzate dai cattolici e dagli ebrei in tutta la Francia. Petain si impressionò e cercò di creare una frattura tra il clero romano e quello francese. Scrisse a Léon Bérard ambasciatore presso la Santa Sede. E Berard inviò a Pétain un lungo rapporto il cui testo integrale è stato ripubblicato nel 1946. La Commissione sostiene che Bérard avrebbe riportato di aver avuto da Montini un’approvazione all’antisemitismo di Vichy purché ‘fosse amministrato con carità’. Ebbene si può leggere e rileggere il rapporto di Bérard senza mai trovare né il nome di Tardini né tantomeno quello di Montini. Bérard non fa mai il nome né di Tardini né di Montini. Si tratta di un’invenzione. Certo lui ha parlato con Tardini e Montini, ma che questi avessero approvato la legge antisemite non è scritto da nessuna parte. Quindi si tratta di una falsificazione della storia, una vera frode”.

47 disinteressate domande. Disinteressate anche alle risposte
Nel Rapporto preliminare la commissione sostiene che mancano i documenti preparatori dell’enciclica Mit Brennender Sorge…. e Gumpel precisa: “L’Enciclica Mit Brennender Sorge fu pubblicata nel 1937, per forza non si trova molto nei volumi presi in considerazione perché questi iniziano dal 1939 e vanno avanti fino al 1945. Inoltre La ‘Brennender Sorge’ è stata pubblicata da Pio XI e non da Pio XII. Chiedono altri documenti su questa enciclica, ma non conoscono almeno quattro volumi che ho citato pagina per pagina, dove si trova la redazione originale dell’Enciclica e poi quella pubblicata. Libri che riportano anche nei minimi dettagli la storia dell’enciclica”. Nella seconda parte della stessa domanda la Commissione afferma che ci sarebbe stato un presunto cambiamento nell’atteggiamento di Pacelli nel momento in cui divenne Papa. E Gumpel chiarisce: “Si tratta di una loro opinione perché, soprattutto nei confronti dei nazisti Pacelli è stato assolutamente coerente. Nel marzo 1939, Pio XII ricevette la visita dell’ambasciatore Tedesco e gli disse testualmente: ‘Noi faremo tutto il possibile per la pace ma se loro ciònondimeno vogliono la guerra, noi ci difenderemo’. Secondo la Commissione il metropolita di Lvov, Andrzeyj Szeptyckyj avrebbe denunciato alla fine di agosto del 1942 le atrocità nazista a cui avrebbero partecipato anche alcuni cattolici. La risposta di Gumpel a questa vicenda è che: “ho letto la lettera diverse volte e non ho trovato scritto quello che loro affermano. Si tratta di una interpretazione indebita e calunniosa. Forse non hanno capito il testo, dove invece c’è scritto il contrario e cioè ‘…devo menzionare con grande riconoscenza l’aiuto che a noi danno i cattolici tedeschi attraverso i canali di un’associazione destinata ad aiutare i tedeschi fuori dalla Germania (Volume 3, 2 pagina 626-627)’. Nella domanda la Commissione cita la lettera giusta ma falsifica i termini”. Gumpel afferma di poter dimostrare come errori di questo tipo si trovano in quasi tutte le domande poste dalla Commissione.

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