Pioggia di euro per il dittatore

Di Bracalini Paolo
19 Febbraio 2004
Altro che sanzioni: l’Unione europea sta fornendo ossigeno al regime di Mugabe sottomettendosi ad una politica brigantesca dei tassi di cambio. La Corte dei conti bacchetta la Commissione europea

Grazie ad un trucco sui tassi di cambio il sanguinario dittatore dello Zimbabwe, “Sua Eccellenza” Robert Mugabe, intasca la maggior parte degli aiuti europei destinati alla popolazione del suo paese. Con la responsabilità della Commissione europea, milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo (Fes) passano dalle tasche dei contribuenti europei direttamente in quelle del dittatore africano e della sua cricca.
La notizia è nascosta bene, in una capitoletto dell’ultima Relazione sulle attività del Fondo europeo di sviluppo della Corte dei conti, l’organo chiamato a valutare la regolarità dell’operato finanziario della Ue. Il governo di Mugabe riceve i fondi dalle istituzioni europee attraverso un meccanismo di cambio a tasso fisso del tutto avulso dal mercato reale. Un tasso stabilito nel 1999 e da allora solo modestamente aggiustato, nonostante l’enorme inflazione degli anni successivi (tra le più alte del mondo, a gennaio 2004 ha raggiunto il 622 per cento). Mentre infatti il valore di mercato di un dollaro corrispondeva nel 2002 a 1.500 dollari dello Zimbabwe (Zwd, la valuta locale), il governo di Mugabe ha ricevuto gli aiuti – destinati, dopo le sanzioni inflittegli dalla Ue nel 2002, soltanto ai settori sociali – ancora ad un tasso di cambio di soli 55 Zwd. Il gioco è questo: i soldi mandati dall’Europa in Zimbabwe, cambiati al tasso ufficiale, nel mercato interno valgono in realtà molto di più. Il governo ne destina quindi una minima parte per la popolazione, e il resto se lo tiene. Più precisamente, grazie a questo imbroglio, l’89 per cento dei soldi mandati dall’Europa alla popolazione dello Zimbabwe finisce nelle spire del sistema bancario controllato dal governo di Mugabe.
Nel rapporto della Corte questo scandalo emerge chiaramente: «Nel contesto monetario descritto, – si legge – la Commissione ha subìto una perdita molto grave. Ad esempio, i 4,5 milioni di euro convertiti nel 2002 al tasso ufficiale corrispondono a circa 235 milioni di Zwd. Significa che, rispetto ai circa 2,1 miliardi di Zwd corrispondenti al reale valore di mercato, quasi 4 milioni di euro (l’89 per cento degli aiuti) non sono andati alla popolazione». Dove sono finiti? Anche qui la Corte prende atto. Un sistema del genere vanifica i provvedimenti presi dall’Europa contro il governo dittatoriale di Mugabe, finendo per finanziare i suoi sporchi affari.
Nel febbraio del 2002, il Consiglio affari generali della Ue aveva infatti deciso di sospendere ogni aiuto finanziario allo Zimbabwe e di sostenere soltanto azioni dirette a vantaggio della popolazione (sanità e istruzione). Ma con il trucco del cambio fisso e la negligenza della Commissione, il governo di Mugabe è riuscito a raggirare le sanzioni e intascare il malloppo. «Mentre il Consiglio – conclude mestamente la Corte – aveva escluso i rappresentanti del governo dello Zimbabwe dal beneficio dell’aiuto comunitario, è giocoforza constatare che la realtà monetaria di questo paese rischia di produrre un effetto diverso».
E come risponde la Commissione? Con un vago richiamo al principio di “sovranità nazionale”, che varrebbe anche di fronte ad un lampante imbroglio ai danni della popolazione africana e dei cittadini europei, ignari finanziatori di uno spietato dittatore. «Dato che il tasso di cambio ufficiale è di competenza dello Stato – dice la Commissione europea – l’unica possibilità di applicare un tasso diverso è quella di avviare negoziati con le banche del paese. È ciò che la Commissione ha fatto, negoziando un tasso intermedio, e salvaguardando quindi parzialmente il valore dei trasferimenti Fes». Le preoccupazioni della Corte sarebbero esagerate, e «la cifra dell’89 per cento non riflette la situazione reale del paese o le circostanze che si sono dovute affrontare». Ma i nuovi accomodamenti recuperano solo in parte il valore degli aiuti che va perduto al momento del cambio. Per evitare la truffa, spiega invece la Corte, la Commissione dovrebbe pagare in moneta locale o sviluppare gli aiuti in natura, ottenere l’adeguamento del tasso ufficiale a quello reale di mercato, ed evitare ritardi nell’utilizzo delle risorse disponibili in Zwd. Senza queste misure, le sanzioni europee non servono a nulla.

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