poesia del mistero, misteri della poesia

Di Persico Roberto
19 Dicembre 2002
Che dire? Come raccontare, senza tradirle, la freschezza, il garbo, la letizia con cui Andrea Sciffo

Che dire? Come raccontare, senza tradirle, la freschezza, il garbo, la letizia con cui Andrea Sciffo gioca con le parole, se le rigira fra le mani, le allinea sulla pagina con la pazienza d’un artigiano antico, le regala al lettore con un gesto di offerta semplice, come di chi si stupisce d’aver scoperto un piccolo tesoro e – gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date – ne fa parte a chi voglia accostarglisi sulla via?
La superficie del verso è lieta, sorridente. Si culla in ritmi usuali, gioca con rime e assonanze quasi infantili: «Perché non mi aiutate a far lo scatto/togliendomi di colpo al gran ricatto?/È Natale, Dio cioè fa il matto/e viene nasce per morire qui,/ spiegandoci l’amore è dir di sì». Mescola con nonchalance arcaismi e postmoderno: «qualcuno, inaspettato, poi ti accoglie/offre ospitalità dentro un’altra notte/ad altre voglie, come accade nelle città di mare:/e il naufragar ti è dolce con il cellulare». I suoi materiali sono acqua, cielo, luce, volti e paesaggi familiari. Ma al di sotto traspare una domanda che va alla radice, che non teme di mettere a tema le grandi questioni della vita e della morte, dell’Origine e del Destino: «Ma di dove/veniamo è mistero e lo è anche/il destino che stiamo raggiungendo;/ certi sanno che alla fine sarà l’inizio/ciò che conta. (…) E si fa/chiaro ai non più fanciulli che/meta e origine coincidono». E traluce insieme, come si vede subito da questi versi, una consuetudine, un dialogo serrato con le grandi voci della tradizione. Anzi, della Tradizione. Cui Sciffo già aveva dedicato un saggio, La cerca senza tempo, indagine sulle tracce di un’altra cultura, che non si arrende al vacuo mix di nulla e marketing della modernità. Ora quelle voci, amate, ascoltate, assimilate, riemergono nelle liriche di Per voce e paesaggio. Echi di Dante, di Pound, di T. S. Eliot (soprattutto l’Eliot dei Quattro quartetti, di In my beginning is my end), della grande scuola lombarda che fa capo a Manzoni. Raccolte per ripetere una sapienza remota, e giovane sempre: «Ricordate/che cielo siete, e cielo ritornerete». Buon Natale.
Andrea Sciffo, Per voce e paesaggio. Poesie e prose (1994-2001), 77 pp. Marna, euro 8.00
Roberto Persico

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