Polito’s Version
La convention dell’Ulivo – o Triciclo che dir si voglia – è terminata, Prodi è entrato a gamba tesa sulla scena politica italiana e il centrosinistra si è ufficialmente candidato a governare il Paese. Bene, bravi, bis. Peccato che prima dell’adunata della meglio (fu) gioventù al Palalottomatica, un’altra assise – decisamente più seria – avesse cercato di riannodare i fili della gauche nostrana e di darle finalmente una fisionomia riformista. Risultato? Il silenzio stampa. Il “Riformista day” tenutosi la scorsa settimana a Roma su iniziativa dell’omonimo quotidiano diretto da Antonio Polito ha infatti radunato, per un intero pomeriggio, leader del Triciclo e l’altra società civile per un dibattito che a tratti è stato duro, caustico, quasi feroce nella spietata autoironia di alcune analisi. Su tutte quella di Michele Salvati, economista e testa raffinatissima (per questo poco utilizzata in casa Ds) che ha avuto l’ardire di ricordare alla platea come la parola “meritocrazia” non sia da considerarsi un concetto vergognoso, soprattutto, che in questo paese «stiamo ancora ripetendo mantra sessantottini che ormai non riescono più a nascondere interessi di docenti pigri e studenti illusi da un pezzo di carta», che affrontare il problema del finanziamento universitario «ci porterebbe alla riforma Blair e vi lascio immaginare cosa succederebbe in Italia», che per governare biosgna essere «un quarto volpe e tre quarti leone». Grazie a Dio non c’erano Salvi e Folena, altrimenti gli prendeva un ictus e tanti saluti. Abbiamo sentito il professor Maurizio Ferrera strigliare gli spin-doctors all’amatriciana facendogli notare come la necessità di ricalibrare il welfare sia ormai ineludibile visto che si continua a tutelare fasce sociali utili solo al tesseramento dello Spi-Cgil quando la vera emergenza da affrontare è quella delle madri indigenti e dei loro figli. Ma soprattutto abbiamo sentito un uomo libero della sinistra libera, Giampaolo Pansa, riportare con i piedi per terra un librante Piero Fassino. Il quale, interpellato sul tema delle tasse e del welfare che sarà, ha circumnavigato per un po’ l’arcipelago infinito delle idee confuse salvo ritrovarsi con il sederino sulla spiaggia quando “mister Bestiario” gli ha chiesto: «Ok, la propaganda l’hai fatta: adesso rispondi, alzerete o no le tasse in caso di vittoria?». La risposta è stata un imbarazzato “sì”, seguito da mille “ma” e altrettanti “però”: un bel cappotto per coprire la nudità di un riformismo ancora alle prese coi brufoli dell’ideologia, schiacciato da correntoni e correntini, incapace di reggere il peso dell’impopolarità e del realismo di fronte alla necessità di scelte coraggiose. Altro che Blair, altro che Hirschman. Ma di questo, al Palalottomatica, non si è parlato.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!