Polo Laico, scuola, libertà

Di Respinti Marco
01 Dicembre 2000
Marco Taradash: “Bravo Biffi e bravo Formigoni. In Italia i laici veri, quelli che davvero credono nelle libertà, sono oggetto di assedio sia da parte dei clericali, sia da parte dei laicisti. E sulla scuola noi del Polo Laico stiamo con la Lombardia”. Mentre Dario Fertilio (Corriere della Sera) spiega perché cresce il consenso alla battaglia per la libertà di educazione. E se la parte migliore della sinistra si unisse nella lotta…

l presidente internazionale dei Comitati per le Libertà è Vladimir Bukovskij, il grande indagatore degli archivi segreti del KGB. In Italia ha fra i suoi principali animatori Dario Fertilio, giornalista delle pagine culturali del Corriere della Sera, nonché Dario Antiseri e Lorenzo Infantino, entrambi docenti presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università LUISS-Guido Carli, rispettivamente di Metodologia delle Scienze sociali e di Sociologia economica. E una grande amico nel parlamentare riformatore Marco Taradash. Reduci da un importante convegno a Milano sabato 25, sabato 2 i Comitati manifesteranno con la Compagnia delle Opere per la libertà di educazione. Tempi ha dialogato con Fertilio e Taradash.
Dottor Fertilio, con quale finalità sono nati i Comitati per le Libertà?
Sono nati perché l’“area delle libertà” (un mondo più ampio della Casa delle Libertà) si confrontasse su una serie di tematiche politico-culturale d’interesse nodale. Il convegno milanese del 25 segna peraltro una sorta di svolta. I Comitati (diffusi un po’ ovunque in Italia) hanno sempre agito per iniziativa propria. Oggi è stato, invece, individuato un obiettivo importante — la scuola, l’università — e desideriamo approfondirlo compattamente, impegnando tutte le nostre forze. Su questo invitiamo a confrontarsi società civile e partiti.
Avete varato la “Carta di Pisa”…
È il nostro documento programmatico, il risultato di un incontro svoltosi nella cittadina toscana a fine ottobre presenti molti docenti italiani d’ispirazione diversa (cattolici, liberali, tradizionalisti, libertari). È la base d’incontro, e anche un po’ di scontro, fra noi e i partiti. La scuola come la vorrebbero i professori che fanno riferimento al nostro mondo: una scuola dove il libero mercato sia strumento d’incentivo alla qualità, una scuola capace di premiare (anche economicamente) il merito di chi davvero vale, una scuola in cui il reclutamento dei docenti sia di competenza dei consigli di amministrazione, una scuola che gestisca autonomamente i propri fondi, una scuola che preveda il buono a disposizione delle famiglie per la scelta di questo o quell’istituto, infine una scuola dove venga abolito il valore legale dei titoli di studio.
Appunto il “buono-scuola”. Come giudicate l’alt del governo Amato alla proposta Formigoni?
La Sinistra al governo attacca “il buono scuola” al fine di attaccare l’idea di qualsiasi tipo di riforma della scuola. E sono molto nervosi perché temono di perdere le elezioni, ma anche perché la gente normale potrebbe scoprire il loro gioco…
Onorevole Taradash qualcuno rimprovera a Forza Italia di aver fatto poco sulla scuola e lei usa rispondere facendo riferimento a un’amichevole scambio d’idee avuto con Dario Antiseri, su chi e cosa significhi essere “bigotto” oggi in Italia…
In effetti, dall’opposizione, Forza Italia non ha fatto granché. Però là dove è riuscita a costruire situazioni di governo, ha invece fatto molto. In Lombardia, il presidente Roberto Formigoni, ha introdotto una libertà fondamentale: quella di poter scegliere la scuola per i propri figli senza dover dipendere dalle scelte altrui.
Lei parla sovente di anomalie del “caso italiano”…
Ho sempre ritenuto che la nostra Costituzione contenesse due scandali. Il primo è l’articolo 33, dove si parla di scuole private “senza oneri per lo Stato”: interpretato come è stato interpretato, quell’articolo ha di fatto impedito lo sviluppo della scuola non statale. Poi c’è l’articolo 7, quello che riguarda il Concordato fra Stato italiano e Chiesa cattolica. Ovvero, una limitazione alla libertà di scelta religiosa. Credendo che una società liberale debba avere al suo interno la religione come momento della coscienza nazionale, della cultura e della storia, mi auguro una modifica. Ora, io credo che in Italia i laici veri — quelli che davvero credono nelle libertà — siano stati oggetto di assedio sia da parte dei clericali che da parte dei laicisti. Da una parte il settarismo dello Stato, dall’altra l’integralismo della Chiesa. Oggi è forse possibile costruire una laicità dove sia riconosciuta la libertà di scelta senza dirigismo.
Come accade in certi Paesi anglosassoni?
Sì. Il richiamo costante dei presidenti statunitensi a Dio non fa scandalo. Bisogna restituire la libertà sia alla Chiesa che alla società, e recuperare l’idea dell’indivisibilità sia della libertà che del dirigismo, quest’ultimo da evitare sia nelle scelte che riguardano la persona, sia in quelle che riguardano le istituzioni e la scuola.
Si è trovato a difendere il cardinale Giacomo Biffi…
Il suo diritto a sollevare un problema cogente. Non credo che in Italia ci siano minacce clericali, fasciste o comuniste, anche se nel nostro Paese vi sono dei clericali, dei fascisti e dei comunisti. Si deve poter ascoltare le opinioni delle persone senza imporre degli “a priori” squalificanti. Ora, personalmente non condivido l’esito di tutte le parole pronunciate da Biffi, ma credo che il suo richiamo a un pericolo d’integralismo islamico debba interrogare le coscienze dei laici sia cattolici che non.
Un giorno, parlando di libertà religiosa, ha detto che, essendo un antiproibizionista convinto e ritenendo la religione l’oppio dei popoli, si dichiara totalmente favorevole alla libertà religiosa…
Non ricordavo queste parole, ma le confermo. Anche se non consumo oppio…

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