Posta grossa alle regionali sarde

Di Maninchedda Paolo
25 Settembre 2003
Nessuno sa cosa stia passando per la testa di Mauro Pili, ex Presidente della Regione Sardegna, atterrato in zona Cesarini da Mario Floris, un ex presidentissimo

Nessuno sa cosa stia passando per la testa di Mauro Pili, ex Presidente della Regione Sardegna, atterrato in zona Cesarini da Mario Floris, un ex presidentissimo, amico di Francesco Cossiga. Di certo sarà comunque lui, il giovane telegenico preferito da Silvio, a raccogliere la sfida di Renato Soru: Forza Italia in Sardegna ha la panchina corta. Il centrodestra ha comunque problemi più rilevanti della designazione del leader. Due su tutti: la crisi di consensi di An e il disinvolto agonismo dei ragazzi di Pierferdi. L’Udc ha dichiarato pubblicamente che non vede male la candidatura del patron di Tiscali e lo ha fatto con l’intento chiaro di riservarsi una notevole libertà di manovra alle prossime regionali, addebitando i fallimenti di questa legislatura al binomio Forza Italia-An. Silvio sta a guardare, in parte perché lascia fare al suo ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, sardo di Ittiri, in parte perché ha già deciso di trasformare la partita isolana in un siparietto dell’appuntamento per lui più rilevante: le europee. Se il Polo delle libertà recupererà consensi prima di queste elezioni, allora non è escluso che Berlusconi si candidi anche nel collegio sardo contrapponendosi, di fatto, a Soru. Pili starebbe al rimorchio, coperto dall’immagine del leader nazionale e messo in condizioni di fare una campagna suadente, non aggressiva, giocata sul tema: “Mi hanno impedito di governare” che ha fatto la fortuna di tanti. Se dovesse andare così, bisognerà vedere che cosa farà l’ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, amico di Soru e terminale di diversi e notevoli circuiti finanziari e bancari italiani ed europei. Le elezioni sarde avranno, infatti, un’inevitabile corollario finanziario. Barrack si è tirato dietro in Costa Smeralda Capitalia, e quindi Cesare Geronzi. Non è uno sbarco innocuo. L’americano vuole realizzare il Master Plan, l’Ulivo ha idee diverse dalle sue sullo sviluppo turistico della Sardegna e Soru le ha diverse da Barrack e dall’Ulivo. Ma in Sardegna si gioca anche un’altra partita strategica, quella della ricerca genetica. Come tutti sanno, l’isolamento dei sardi e l’elevata endogamia che per secoli ha caratterizzato i paesi dell’interno, costituisce oggi un notevole vantaggio per le ricerche genetiche. Le patologie tipiche di gruppi fortemente endogamici svelano funzioni ed alterazioni di particolari segmenti del Dna. La Regione sarda non si è ancora dotata di una legge che tuteli il patrimonio genetico dei sardi e garantisca i benefici sociali dalle scoperte da esso derivanti, come invece ha già fato l’Islanda. Lo sanno bene i laboratori americani che sono ampiamente presenti nell’isola. E così mare, ambiente, costruzioni, genetica e finanza saranno le muse o le parche della prossima campagna elettorale sarda, con tanti osservatori sugli spalti impegnati ad osservare in piccolo ciò che fra qualche anno si ripeterà su scala nazionale.

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