The power of love
Sono arrivato ad Herat dove ho soggiornato per una settimana nella stessa casa della ong italiana Alisei. Qui ho conosciuto una storia vera, quella di Aziz e Sakena, una delle tante coppie che vivono sperdute sugli altopiani dell’Afghanistan. Una trentina d’anni a testa, un batuffolo di figlio da crescere e tante credenze da sfatare. In mezzo una grave malattia che ha permesso di far sbocciare la storia d’amore. Per colpa della tubercolosi il figlioletto muore, anche Safena sta male ma resiste meglio: nel suo villaggio arrivano miracolosamente delle medicine, gli abitanti cominciano ad isolarla. Quelle cure non bastano e i due con dolore decidono che è meglio partire per Herat dove la tubercolosi di Safena può essere gestita meglio. Ma non sanno come fare, mancano i soldi e il villaggio brontola. La suocera addirittura non riesce a comprendere tutti i problemi che crea la malattia e li abbandona al proprio destino. Aziz prende la sua decisione: vende la casa, cioè tutto ciò che ha a disposizione, per pagare il viaggio. Non l’avesse mai fatto: i parenti e tutto il clan gli si rivoltano contro: come può essere che uno per la moglie rimane in mutande? Ma lui va avanti per la sua strada: chiama un taxi e accompagna Sakena all’ospedale di Herat. Qui la moglie comincia a star meglio e guarisce definitivamente. La vicenda non solo è arrivata a Kabul, ma ha cominciato a fare il giro del Medio Oriente e al Cairo in uno dei prossimi congressi dell’Oms verrà adottata come testimonial. Forse una rondine non fa primavera, ma nell’Afghanistan attuale dove le donne sono un oggetto particolare, degli ufo che non si sa dove stanno e da quale parte arrivino, questo matrimonio è l’eccezione che conferma la regola. Me ne torno nella mia casetta di Kabul conscio che anche qui l’amore può far grandi cose, come per esempio abbattere l’ignoranza.
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