Presidenzialismo addio

Di Reibman Yasha
01 Settembre 2005

Quasi dodici anni e quattro elezioni dopo sembra che in molti stiano tirando le somme del sistema elettorale nato dalle macerie del proporzionale. Nel ’94, nel ’96 e nel 2001 c’erano state forze politiche che avevano tentato di restare fuori dai poli. Alcune hanno avuto successo e sono state premiate, come Rifondazione e Lega che hanno saputo capitalizzare i rischi affrontati. Altre non ci sono riuscite, come i radicali che, tranne l’esperienza elettrizzante dell’8,5 per cento alle europee del 1999, non hanno mai superato la fatidica soglia del 4 per cento. Il prossimo anno sembra allora che per la prima volta tutti faranno parte di uno dei due schieramenti. Nello stesso tempo i nostalgici del sistema proporzionale, come i centristi dell’Udc, stanno cercando di forzare la mano per modificare all’ultimo la legge elettorale. Senza quella attuale, il ‘Mattarellum’ figlio illegittimo del referendum, non sarebbero mai nate la coalizione intorno agli eredi del Pci e la destra italiana di governo. Il persistere tuttavia della terza scheda, quella per attribuire un quarto dei seggi della Camera dei Deputati secondo il sistema proporzionale, impedì che le coalizioni generassero due veri partiti. Nonostante il bipolarismo, è rimasta allora l’esigenza di partiti e partitini di distinguersi e accentuare le proprie caratteristiche, col risultato di bloccare spesso il processo riformatore. Sembra purtroppo solo un ricordo la proposta della riforma anglosassone con il presidenzialismo all’americana. Mai come ora sarebbe necessaria.

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