Sulla presunzione di innocenza il Pd si conferma il solito partito delle manette

Di Redazione
14 Ottobre 2021
Il partito di Letta si oppone al decreto legislativo che recepisce una direttiva europea e che vuole limitare le conferenze stampa show e il protagonismo mediatico dei giudici
Manette in Senato tra gli scranni del M5s

Manette in Senato tra gli scranni del M5s

C’è una notizia confinata nel dibattito parlamentare che invece merita di essere posta sotto un cono di luce. Si tratta della “spaccatura” della maggioranza – così scrivono i giornali – nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato sul decreto legislativo sulla presunzione d’innocenza.

Succede questo: il mondo politico italiano si è diviso (centrodestra più Azione e renziani, da un lato, e Pd e M5s, dall’altro) su un testo che vuole recepire il principio della presunzione di innocenza sancito da una direttiva europea del 2016. Il principio, come si sa, è già presente formalmente nella nostra Costituzione, ma disatteso nei fatti. Che questo avvenga, purtroppo, come tutti sanno e vedono – soprattutto nei casi di maggior clamore mediatico – è prassi quotidiana. Intercettazioni date in pasto ai quotidiani (l’ultimo caso: le chat di Morisi sul Corriere), gogna social e sui media, diritti della difesa calpestati e chi più ne ha più ne metta.

Un testo vero

Come detto, il testo presentato nelle due Camere già in estate ha subito generato uno scontro. I relatori Enrico Costa (alla camera, di Azione) e Andrea Ostellari (al Senato, della Lega) hanno presentato delle modifiche che hanno acceso gli animi e il voto è stato rimandato. Quali modifiche? Tutte cose di buon senso, a meno che non si voglia licenziare un testo annacquato che, ancora una volta, proclami bei principi ma poi, nei fatti, abbia lo stesso effetto dell’acqua fresca.

Costa e Ostellari volevano quindi che i magistrati non potessero più dare nomi altisonanti alle loro inchieste, che si limitassero al minimo le conferenze stampa (ormai ridotte a show), che le informazioni sulle inchieste fossero affidate solo a misurati ed equilibrati comunicati stampa sotto all’unica gestione del capo della procura. Quindi, non un “bavaglio” – come hanno scritto i soliti manettari, ma un ritorno all’ambito della legalità, oggi clamorosamente calpestata.

Il Pd sta con Bondafede&Co.

Proposte di tal buon senso che, subito, i grillini si sono opposti. Ma questo era scontato. Quel che non era scontato e che ha fatto imbizzarrire Costa è stato l’atteggiamento del partito di Letta: «Il Pd aveva una grande occasione – ha dichiarato Costa – e aveva di fronte un bivio tra una scelta liberale e la chiusura pentastellata, ha deciso di schierarsi con Bonafede and company perché il merito non conta più, conta solo non scontentare il partito di Grillo. Per non irritare l’imprescindibile Conte, i Dem calpestano gli stessi principi costituzionali che sbandierano quando conviene loro, quando a essere esposto è qualche loro amico. Un partito senza identità, senza convinzioni, unicamente con convenienze politiche». Come dargli torto.

Foto Ansa

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