Prezzolini alla ricerca di Dio

Di Persico Roberto
06 Marzo 2003
“Antifascista senza essere comunista e azionista”

Aveva la vocazione del bastian contrario; e le rimase fedele per tutto il secolo della sua lunghissima vita. Figlio di un alto funzionario del neonato Regno d’Italia, alla morte del padre abbandonò la scuola, deciso a «rompere totalmente con la società borghese i cui pregiudizi e le formalità mi facevan ridere o irritare». Con La voce diede una tribuna a tutte le forze scontente dell’“Italietta” e del Risorgimento tradito. Scoprì fra i primi il talento del giovane Benito Mussolini; ma quando il fascismo andò al potere ne prese, per dovere di eleganza, le distanze: «Considero come un mio merito di avere sentito prima di tanti altri che in Mussolini c’era un “uomo”; [ma] vi sono troppe cose nel movimento fascista che ritengo errate nei loro effetti lontani, e che mi urtano come azioni di cattivo gusto e vecchi vizi italiani». Si stabilisce a Parigi, poi negli States, dove gli viene assegnata una cattedra alla Columbia University (non era neppure diplomato, da noi al massimo avrebbe potuto fare il bidello…). Qui ospiterà voci critiche nei confronti del regime; ma non si unirà mai al coro ideologico dell’antifascismo quqquaraqquà, e si beccherà l’accusa (senza fondamento e senza conseguenze) di essere un propagandista al soldo del Duce. Dal suo osservatorio newyorchese profetizzerà nel 1940 l’avvento degli Usa come potenza mondiale, e dirà del suo Paese: «L’unica cosa da augurar all’Italia è che essa scompaia in una unità internazionale, europea o altro; e non se ne parli più, ma proprio più. L’Italia fu grande al tempo in cui era unita, la sua unificazione è stata la sua distruzione». Nel dopoguerra rifiuterà però sempre di unirsi alla pretesa moralizzazione azionista e comunista. Chi fu, insomma, Giuseppe Prezzolini? «Alla domanda sulla formula con la quale gli piacerebbe essere definito, dopo aver detto di riconoscersi in quella di “anarco-conservatore” aggiunge di poterne suggerire un’altra “se non si prestasse al ridicolo: ‘Prezzolini alla ricerca di Dio’”».

Beppe Benvenuto, Giuseppe Prezzolini, 160 pp. Sellerio, euro 8

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